Imparare le tabelline. Consigli di una mamma.

Imparare le tabelline

Imparare le tabelline è difficile per ogni bambino, per un bambino con disturbi specifici di apprendimento possono parere un ostacolo insormontabile.
Per mio figlio, che non è discalculo, ma che memorizza elenchi e sequenze con grande sforzo, già la tabellina del due, in seconda elementare, si presentò come tragica. Poi le condizioni scolastiche nel loro insieme condussero il piccolo al rifiuto di andare a scuola per diversi mesi, ma di questo scriverò in seguito,  poiché ancora oggi dopo tre anni e in condizioni differenti resta una questione per me dolorosa.
Il fatto è che in terza elementare ci trovammo a dover studiare le tabelline recuperando anche il mezzo anno perduto e con una non indifferente difficoltà di memorizzazione.
Non è  stato necessario ripetere  le tabelline in continuo. in macchina, la sera, in ogni momento della giornata, le avrebbe odiate e non imparate. Questo vale per tutti i bambini, ancor più per quelli ai quali le tabelline sembrano proprio…impossibili.

Con il consiglio della logopedista ho seguito questo metodo:

  1. Il tempo da dedicare alle tabelline doveva essere di circa quindici, venti minuti al giorno. Con il bambino abbiamo concordato quale momento della giornata fosse il migliore, così si è sentito parte della scelta ed è stato motivato a rispettarla.
  2. Ho messo in chiaro che in quell’occasione non avrebbero dovuto esserci distrazioni: televisione, giochi con il cane, disegnini vari…
  3. Doveva concentrarsi anche con il corpo: niente movimenti inutili, torsioni e altro. Nel caso di mio figlio questo è importante perché tende a muoversi in continuo e l’energia che impiega nel fare ciò gli rende difficoltoso apprendere: all’ordine e al controllo del suo corpo ho notato corrispondere la capacità di ordinare i pensieri e quanto imparato.
  4. Le tabelline  dovevano essere affrontate per esteso: 2  x 2 ecc… e non in semplice successione 2 – 4- 6.
  5. La scelta  ogni giorno  comprendeva solo due tabelline. Una conosciuta meglio, le prime volte quella del due.  Con questa si iniziava a lavorare, così il bambino vedeva subito risultati positivi e acquistava fiducia.
  6. Lavoravamo prima con una tabellina e successivamente, solo quando la prima era stata memorizzata, con l’altra.
  7. Si ripeteva più volte la successione della tabellina arrivando al numero per 5 (2×5 ad es.), sino a quando il bambino la ricordava bene, poi la si ripercorreva all’indietro, anche qui sino a quando riusciva a ripeterla.
  8. Solo allora si passava alla metà successiva della tabellina per arrivare alla  fine, quando anche con questa era sicuro la si ripeteva  all’indietro (dal 2×10 al 2×5).
  9. Quando ricordava anche questa  seconda parte si provava a ripetere l’intera tabellina  prima dall’inizio e poi partendo dalla fine.
  10. Identico lavoro per la seconda tabellina.
  11. Fondamentale è stato rispettare i “suoi tempi” attendere che memorizzasse ogni singola fase.Poteva accadere,  specialmente le prime volte, che un giorno non fosse sufficiente per imparare neppure una tabellina, la si riprendeva il giorno dopo, sottolineando che comunque si era fatto un bel lavoro. Passando il tempo diventava sempre più facile.
  12. Questo lavoro lo abbiamo fatto a lungo, per tutta la terza  ed anche una parte dell’anno seguente.

I progressi non sono stati  veloci, ma a poco a poco lavorando mi rendevo conto che il mio bambino frammentando il percorso riusciva più facilmente a memorizzarlo e che si tranquillizzava nel vedere che imparare le tabelline era possibile!
Oggi in quinta riesce a contare con una  velocità più che soddisfacente, non sa ancora le tabelline “a salto”, ma in ogni caso le sa usare, e questo è ciò che conta.
Spero questo metodo possa essere utile anche a voi e ai vostri bambini.