Sentenza Pavia, indennità di frequenza.

Dislessia, vinta la causa con l’Inps.

PAVIA. Svogliata, distratta durante le lezioni. Per le maestre Emma non aveva voglia di studiare. Quando leggeva ad alta voce in classe, incespicando di continuo, i compagni non risparmiavano battute e risolini. Ci sono voluti due anni, e una diagnosi dei neuropsichiatri infantili del Mondino, per certificare che il problema di Emma aveva un nome. Anzi tre: dislessia, disortografia e discalculia. Emma ora ha 9 anni e frequenta la quarta elementare in una scuola della provincia di Pavia ma ancora non usufruisce appieno delle semplificazioni che per legge (approvata nel 2010) dovrebbero essere ormai un diritto. In classe e fuori. «L’Inps di Milano e di molte altre sedi italiane applicano la legge 289/90 – spiega la mamma di Emma – e assegnano l’indennità di frequenza prevista per quei minori con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età. Pavia invece no». Un assegno mensile di 290 euro che le consentirebbero di seguire un percorso assistito e acquistare supporti informatici adeguati. L’Inps di Pavia ha bocciato la domanda ma la mamma non si è arresa.

«Ci siamo rivolti a un legale – spiega – e abbiamo presentato ricorso. Il mese scorso il giudice del Lavoro di Pavia ci ha dato ragione, ha riconosciuto il requisito sanitario che accorda a mia figlia il diritto a percepire l’indennità, arretrati compresi, e ha condannato l’Inps al pagamento delle spese processuali». E’ stata necessaria una battaglia a colpi di carte bollate, ricorsi, perizie tecniche. «Spero che questo risultato possa servire ad altre famiglie che si trovano nella nostra condizione» dice la mamma.

Emma riceverà l’assegno fino al termine della terza media poi l’Inps si è riservata il diritto di rivalutare la situazione anche se la legge gara tisce la copertura fino al compimento del 18° anno.

Una strada in salita quella percorsa da Emma in questi anni. La racconta la mamma che le è sempre stata accanto infondendole fiducia e coraggio. «Dalle maestre abbiamo avuto poco aiuto – ammette – Emma ha diritto a un piano scolastico personalizzato ma in concreto le è solo stato concesso di non leggere più ad alta voce, le vengono fornite tabelle pitagoriche per i conti e fotocopie da incollare sul quaderno che qualcuno poi le deve comunque leggere. Avevo proposto di mostrare in classe il dvd “Stelle sulla terra” che racconta la dislessia ai bambini. Sarebbe stato utile a sensibilizzare i compagni. Ma la richiesta non è stata accolta».

«La leggere del 2010 obbliga le scuole a prendere provvedimenti che garantiscano il diritto allo studio – spiega Matteo Mangiagalli, psicopatologo dell’apprendimento e consulente di parte nella causa contro l’Inps – . Purtroppo ques avviene a macchia di leopardo. Sono ancora troppi i luoghi comuni sda superare prima del riconoscimento della dislessia. E nel frattempo si rischia di fare danni, di compromettere la parte emotiva del bambino perché viene minata la sua autostima». La diagnosi precoce è importante. Per la dislessia può essere fatta in 2° elementare, per la discalculia in 3°. «Ma non andrebbero sottovalutati segnali come la difficoltà a orientarsi tra destra e sinistra, una goffaggine nell’allacciarsi le scarpe, un ritardo nello sviluppo del linguaggio. Servirebbero progetti di continuità tra la scuola materna e quella primaria, un passaggio di consegne per tenere sotto controllo i segnali sospetti».

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