Tema quello che non ho detto. Alessia.

Ero in terza elementare, nell’ora d’italiano, si doveva leggere a voce alta quando è toccato a me. 
Mi sono sentita a disagio, perché quando leggo faccio fatica e mentre leggevo non capivo cosa leggevo. 
Mi sentivo calda e pesante, visto che non riuscivo a leggere, il maestro mi ha preso per mano e mi ha portata in prima. 
Secondo me l’ha fatto per umiliarmi e fare vedere ai miei compagni che sono diversa.
Mentre andavo in prima, io ero spaventa perché pensavo che mi faceva leggere a voce alta umiliandomi e che i bambini più piccoli mi prendevano in giro.
Ma lui parlava, rideva e scherzava con una maestra e io ero lì a fare niente. Dopo circa dieci minuti è suonata la campanella per andare a casa e io sono tornata in classe e tutti mi hanno chiesto cos’era successo. Tornata a casa non ho detto niente perché io mi sentivo colpevole, pensavo che non era colpa del maestro che mi aveva portato in un’altra classe ma mia che ero in terza e ancora non sapevo leggere.
Mia mamma ha saputo questa storia da qualcuno e non mi ha mai voluto dire chi è, lei vuole che qualsiasi cosa succede, le venga detto per potere intervenire, infatti voleva denunciarlo. Ma non l’ha fatto per non farmi soffrire perché io avevo un buon rapporto con lui. 

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