Promessi sposi. Capitolo 5. Andrea Paris

RIASSUNTO QUINTO CAPITOLO PROMESSI SPOSI

I presentimenti di padre Cristoforo divengono subito certezza quando vede Lucia scoppiare in lacrime e dopo aver ascoltato il resoconto degli avvenimenti fatti da Agnese. Il religioso promette alle donne di non abbandonarle e medita poi sulla situazione per definire la prossima mossa: affrontare Don Rodrigo per cercare di persuaderlo dalle sue intenzione o almeno per riuscire a conoscerle meglio e trovare poi più facilmente un rimedio. Giunge nel frattempo a casa di Lucia anche Renzo e con innocenza confessa di aver cercato invano il supporto dei suoi amici per vendicarsi di Don Rodrigo. Padre Cristoforo lo rimprovera, gli fa promettere di lasciarsi guidare da lui ed infine saluta tutti e si dirige verso il palazzo del prepotente. Il palazzo di Don Rodrigo ed il villaggio abitato dai suoi contadini sono piene di immagini simbolo della tirannia e della violenza: armi ovunque, uomini e donne nerboruti, vecchi pronti a digrignare le gengive, urla di mastini, avvoltoi posti sui due battenti del portone. Un vecchio servitore, che si mostra subito stupito per la presenza di padre Cristoforo e spera che possa essere lì per fare del bene, conduce il religioso nella sala da pranzo, dove si trovano Don Rodrigo, il cugino conte Attilio, l’avvocato Azzecca-garbugli (prossimo ad essere ubriaco), il podestà (colui che avrebbe dovuto far rispettare le grida) ed altri due commensali. Attilio ed il podestà stanno discutendo animatamente una questione di cavalleria. Padre Cristoforo, pur fermo negli suoi intenti e nel suo disprezzo per il padrone di casa, non può però fare a meno di provare soggezione e rispetto ora che si trova alla sua presenza nel suo regno. Don Rodrigo dal canto suo è seccato e preoccupato dalla presenza del frate e durante tutto il pranza non manca di provocarlo. Lo forza di fatto a bere del vino e ad unirsi così alla sua combriccola, e lo nomina poi giudice della contesa sulla cavalleria, schernendo poi le sue risposte umili richiamando alla memoria il passato mondano del religioso. Don Rodrigo, stanco della disputa tra il cugino ed il podestà, rivolge poi il tema della discussione sulla guerra per la successione al ducato di Mantova e sulle relative manovre politiche di Spagna, Francia, Germania e del Papa. Cambia l’argomento ma non cambia il modo di discuterne. Il conte Attilio ed il podestà riprendono il loro battibecco e don Rodrigo è infine costretto ad intervenire prima con una occhiataccia al cugino per farlo tacere, poi proponendo un brindisi così da interrompere gentilmente anche l’altro ospite. L’elogio dell’avvocato Azzecca-garbugli al vino ed al pasto offerto da Don Rodrigo, sono l’occasione per cambiare nuovamente il tema della discussione. Si parla ora di carestia, tutti sono d’accordo nell’attribuire la colpa ai fornai, ma rimane comunque sempre un punto di discordia: Attilio vorrebbe impiccarne subito alcuni per dare l’esempio agli altri, il podestà vorrebbe invece concedere loro un regolare processo. Infine Don Rodrigo, visto che padre Cristoforo non mostra alcuna intenzione di volersene andare, decide di affrontare subito la seccatura per liberarsene: chiede ai suoi il permesso di assentarsi, si dichiara pronto ad ascoltare il religioso e lo conduce quindi con sé in un’altra stanza.

 

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