Lettera di una mamma “mio figlio è disprattico”

Mio figlio è disprattico.
Questo lo porta ad avere problemi di dislessia, disgrafia ecc.., disturbi per lui  di origine “secondaria” perché a differenza di un ragazzo con DSA primaria la causa delle sue difficoltà è là, nella disprassia, di cui il goffo  Pippo è il simbolo.
DI COSA SI TRATTA: La disprassia è un disturbo della coordinazione motoria, questo comporta che le prestazioni le quali implichino una coordinazione motoria (fine o grosso motoria) risultino difficoltose e al di sotto di quello che dovrebbero essere per l’età e le abilità intellettive del bambino. Insomma sono quei bambini goffi e maldestri, che sembrano essere sempre di qualche anno più giovani (il che in questo caso non è desiderabile, purtroppo).
Le cause della disprassia ad oggi non sono chiare, sembrerebbe da imputare ad una immaturità di sviluppo del sistema neuronale centrale, ma come mamma sinceramente poco mi importa.
I bambini disprattici sono all’incirca il 6% della popolazione del nostro paese compresa tra i 6 e gli 11 anni. I maschi lo sono più frequentemente delle bambine.
Si tratta di bambini con una intelligenza nella norma e spesso al di sopra di essa.
Per un bambino disprattico può essere difficile compiere molte o solo alcune delle normali attività quotidiane.
Può avere difficoltà a vestirsi seguendo il giusto ordine, ad allacciarsi le scarpe, ad impugnare correttamente le posate, a riempire il bicchiere senza versare l’acqua, insomma a compiere tutte quelle azioni che richiedono una sequenza di movimenti, semplice per noi, ma difficilissima per un ragazzino disprattico. Può anche trovare difficile fare le scale, giocare a palla …
L’attività motoria può essere per il bambino apparentemente facile e svolta con rapidità e potenza, ma nel momento in cui deve essere finalizzata ad uno scopo, quando richiede precisione nel movimento e nella gestione dello spazio, risulta scoordinata e spesso associata a movimenti non necessari, in eccesso, io dico che mio figlio nel movimento è “rindondante”, se corre lo fa velocemente, ma amplifica l’atto con una quantità di movimenti inutili che di fatto riducono l’efficacia del suo sforzo. Questa caratteristica può essere un problema nelle attività sportive, che spesso non gratificano il ragazzo e non favoriscono l’instaurarsi di rapporti di amicizia.
La disprassia comporta anche delle difficoltà nella vita scolastica, più evidenti nel periodo riguardante le elementari e le medie.
Per un ragazzino disprattico può essere arduo tenere in ordine i quaderni, copiare dalla lavagna e/o da libri e quaderni, perché ad essere difficoltosa è la coordinazione oculo-motoria.
Possono esserci difficoltà:

  • nella lettura, presentando quindi dislessia
  • nello scrivere e nel disegno,perché è carente la coordinazione occhio-mano
  • in matematica
  • nella memorizzazione.

Poiché queste sono le stesse difficoltà che presentano i bambini con DSA anche i disprattici possono usufruire della legge 170/10.
COSA FARE: Parte del percorso da compiere con un bambino disprattico coincide comunque con il lottare con la dislessia, la disgrafia ecc.., anche psicologicamente i bambini hanno lo stesso bisogno di essere rassicurati ed è sempre necessario far leva sui loro punti di forza.
Tuttavia ci sono implicazioni nella vita pratica di cui si deve tener conto, per rendere ai nostri figli un po’ più semplice il cammino verso l’autonomia.
Ad esempio io ho semplificato alcune procedure che per il mio bambino potevano essere fonte di ansia e le ho messe alla sua portata: lui sa allacciarsi le scarpe, ma con tempi lunghi e alcuni nodi di troppo, così oggi porta scarpe da ginnastica come i ragazzi più grandi, slacciate, è semplice e veloce ed è contento, poi quando lo desidera le allaccia, con il tempo che serve e qualche nodo un po’ complicato.
Per quanto riguarda i vestiti io li preparo sovrapposti nell’esatto ordine con il quale li indosserà, slip, maglietta e così via, dapprima con la parte posteriore rivolta verso l’alto, cosicché siano solo da prendere e da infilare, generalmente oggi riesce a far a meno di questo aiuto, ma sino allo scorso anno è stato utile.
A tavola cerco di evitare bicchieri dall’equilibrio incerto o fragili.
Naturalmente quando qualcosa si rovescia, faccio finta di nulla e  sdrammatizzo.
Poi ci sono stati aiuti più specifici, di terapia motoria. In particolare abbiamo lavorato per migliorare  consapevolezza del proprio corpo, e questo lo ha aiutato a migliorare la grafia e penso anche la lettura. Sono stati tanti i momenti trascorsi a sottolineargli, toccandolo e facendolo toccare, sentire da solo, quali parti del suo corpo fossero coinvolte nel momento in cui scriveva: “come è messa la spalla, il braccio il polso mentre scrivi?” , ” e se prendi questa posizione più corretta, non senti minore rigidità?”. Insomma ha appreso a livello cognitivo quelle sequenze necessarie a tenere la penna e poi a scrivere, che per noi sono immediate, naturali.
Così è stato per imparare a scrivere ogni singola lettera, gli abbiamo fatto notare vedere quale era il movimento giusto da compiere, la sequenza più rapida e tante volte povero piccolo mi faceva pena con tutta la sua fatica: oggi la sua grafia è migliorata, anche se per lui scrivere è sempre una fatica immane, ed io mi rendo conto come sia un atto “cosciente” e non automatico, e quindi più lento e faticoso.
Per quanto riguarda lo studio puntiamo molto sulla visualizzazione mentale della materia.
I progressi sono stati tanti, ma la sua fatica e spesso, spessissimo la frustrazione grandi.
Lo sport è anch’esso un punto delicato, perché gli sport di squadra possono risultare deludenti per un bambino che abbia difficoltà a seguire il movimento del gruppo, infatti al momento pratica una attivià individuale e scarsamente competitiva, l’atletica leggera. Io spesso lo osservo durante gli allenamenti e  al fianco della sua innegabile potenza fisica ( io la definisco così) vedo ancora tanti, troppi movimenti inutili che lo impacciano, ma con il tempo mi dico migliorerà.
Sempre di grande aiuto per la sua autostima è la rassegna di personaggi famosi e disprattici. Tom Cruise, Carl Lewis, Magic Johnson, Vincent Van Gogh ed efficacissimo con i bambini Daniel Radcliffe, ovvero Harry Potter.