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Di Laura Tirloni – Negli ultimi anni i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA ossia dislessia, disortografia, discalculia, disprassia, disturbo misto) hanno ricevuto una progressiva attenzione da parte della comunità scientifica, dei mass media, delle Associazioni e delle istituzioni scolastiche. Nonostante ciò, può risultare ancora complesso, per un docente o un familiare, capire come orientarsi in caso di diagnosi di DSA. I disturbi dell’apprendimento possono essere definiti come una difficoltà negli apprendimenti scolastici non spiegabile sulla base dello sviluppo dell’intelligenza generale (che risulta adeguato in base all’età), in bambini che hanno frequentato la scuola primaria per almeno due anni e con regolarità. Da ciò si deduce che la diagnosi non andrebbe effettuata prima dei 7-8 anni per i disturbi di lettura-scrittura e verso la fine della terza elementare per quelli di calcolo. 

Fonte: L’adeguamento normativo in tema di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) 

(www.StudioCataldi.it) 

In caso di diagnosi positiva, lo specialista ha il compito di indirizzare e guidare la scuola e la famiglia nell’utilizzo di varie tecniche, che possono aiutare l’alunno nel lavoro scolastico e agevolarne gli apprendimenti concettuali e la libera espressione, con modalità adeguate in base all’età.   Anche la normativa vigente si sta muovendo di pari passo e con la Circolare Ministeriale del 2004 (Prot 4099/A del 5.10.2004) ha consentito e promosso l’uso di strumenti ‘compensativi e dispensativi’ nei confronti di un bambino a cui sia stata avanzata diagnosi di DSA. Un passo in avanti ulteriore è stato fatto con il Decreto del 22 giugno 2009, che enuncia le norme per la valutazione scolastica, regolando le verifiche e gli esami nei casi di alunni con DSA. Attualmente i giovani affetti da DSA non hanno ancora diritto all’insegnante di sostegno. Grazie alla Legge 170/10 hanno invece diritto a strumenti tecnologici e didattici (sintesi vocale, programmi di video scrittura, registratore, correttore ortografico, calcolatrice ecc) compensativi e a misure alternative che permettano loro di sostituire alcuni tipi di prove valutative con altre equivalenti, ma più adatte in considerazione del disturbo. Ovviamente, per collaudare e personalizzare un intervento il più adeguato possibile alle esigenze specifiche del bambino con diagnosi di DSA è necessaria una stretta collaborazione tra lo specialista, la scuola e la famiglia.

Fonte: L’adeguamento normativo in tema di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) 

(www.StudioCataldi.it) 

Secondo quanto rende noto il Governo, sono state emanate dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca le linee guida sui disturbi dell’apprendimento riconosciuti dalla legge 170/2010. Dalle ultime rilevazioni del Ministero, che si riferiscono al febbraio 2011, gli studenti con disturbi specifici di apprendimenti diagnosticati sono 70 mila, ma le recenti ricerche scientifiche la percentuale della popolazione scolastica interessata dai Dsa va dal 3% al 5%. Dalla nota diffusa da Palazzo Chigi all’esito della conferenza stampa tenutasi il 20 luglio scorso, emerge inoltre che anche gli studenti universitari con DSA avranno diritto a veder riconosciuti le misure dispensative e gli strumenti compensativi adottati nelle scuole, sin dai test di ammissione, nei quali si potrà prevedere un tempo aggiuntivo, fino a un massimo del 30% in più, per lo svolgimento delle prove. 
Sempre dalla nota emerge infine che è stato bandito dal Miur un concorso, riservato alle scuole secondarie di primo e secondo grado, per premiare i progetti didattici a favore di studenti con DSA che si sono rivelati particolarmente innovativi. Il termine per partecipare scade il 15 settembre prossimo.

Fonte: Governo: sarà operativa dal prossimo anno scolastico legge in favore di studenti con disturbo di apprendimento 
(www.StudioCataldi.it) 

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