Valutazione scolastica.

Anna Arcari

Introduzione
“Vorrei insegnare solamente senza valutare mai”
Questa frase può rappresentare molte delle insoddisfazioni che gli insegnanti riportano rispetto alla loro attività di valutazione.
La delusione – a volte la frustrazione – dei docenti riguarda soprattutto la poca affidabilità
riconosciuta sia agli strumenti utilizzati per verificare gli apprendimenti sia alla loro stessa
competenza nell’elaborare i giudizi, a partire dai risultati delle prove, per prendere delle decisioni in merito alla carriera scolastica degli studenti.
Il problema è quello di riuscire a comunicare in un voto finale o giudizio, anche positivo, la
complessità e le caratteristiche originali del percorso individuale di ognuno.
Spesso le domande o i dubbi che gli insegnanti si pongono – e pongono agli esperti che incontrano – sono:
Come possiamo essere sicuri che i nostri metodi di valutazione (intesi sia come prove che come elaborazione di giudizi) descrivano davvero l’apprendimento?
Come possiamo misurare e quindi valutare anche gli aspetti affettivi, soggettivi, che tanta influenza hanno nei comportamenti degli studenti, nella loro motivazione e impegno nello studio?

Come possiamo rendere conto delle differenze individuali attraverso un’autentica valutazione individualizzata che non ci esponga però alle critiche di alunni, genitori e colleghi, di “fare le
preferenze?”
I docenti si chiedono in definitiva come trovare un equilibrio soddisfacente tra elementi oggettivi e soggettivi, in modo da non tradire le caratteristiche individuali dell’insegnante e dello studente, ma di permettere anche una valutazione attendibile, intersoggettiva, condivisibile dagli studenti e da altri insegnanti.

Valutazione e didattica
Può succedere a scuola che insegnanti e studenti vivano una scarto tra la soddisfazione del percorso didattico condiviso e i momenti della verifica e della valutazione.
Alcuni studenti, che hanno mostrato durante le attività di gruppo grande interesse e partecipazione, potrebbero al momento della verifica risultare non sufficienti, con grande sorpresa sia del docente che degli alunni stessi.
Crediamo che tale scarto non vada interpretato necessariamente né come segno del fallimento della proposta attivata in classe o in laboratorio né semplicemente come dimostrazione del fatto che questi studenti non abbiano studiato a sufficienza.
Lo scarto potrebbe essere dovuto anche alle procedure di valutazione, agli strumenti usati, alle domande e ai criteri individuati per l’attribuzione di punteggi e giudizi.
La scelta delle procedure di valutazione infatti può incidere molto sulla manifestazione di
conoscenze e competenze da parte degli studenti così come la formulazione di ogni domanda può influenzare e determinare il contenuto della risposta del nostro interlocutore.
Di fronte a uno scarto tra insegnamento e apprendimento quindi potrebbe essere utile chiedersi: la prova scelta per valutare gli apprendimenti è adeguata cioè è in grado di elicitare proprio gli apprendimenti che sono stati perseguiti nel percorso didattico?
In altri termini, gli obiettivi e i metodi della didattica sono coerenti con gli obiettivi e i metodi della valutazione?

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