Il dono. Scritto da Federica Valentini.

IL DONO

Mara salto` dentro una pozzanghera, vide il delizioso incresparsi dell’acqua, rise forte ed usci` con un altro saltello dalla pozza; poi si sfrego` le mani intirizzite. Malgrado la sua eta` le piaceva saltare nell’acqua,non ci poteva fare niente! Sua madre avrebbe brontolato nel vedere quelle scarpe nuovamente infangate, ma c’era qualcosa di stupendo nell’increspatura dell’acqua; somigliava quasi a musica. Era bello anche in una fredda e grigia mattina di Gennaio, che era fredda e grigia come solo le mattine di Gennaio sanno essere. Comincio` a camminare piu` piano, volto` la testa verso la folla in movimento che andava ad ammassarsi all’ entrata della scuola. In principio non senti` nulla, se non il concitato chiacchiericcio di tanti ragazzi che parlavano contemporaneamente, poi si concentro` di piu`, si interesso` di piu` a quell’ informe massa di persone e, allora, tutto le arrivo` di botto:pensieri, milioni di pensieri, mille volte piu` forti e piu` assordanti del leggero brusio di un semplice parlare. Mara si trattenne dal tapparsi le orecchie, sapeva che non sarebbe servito, uni` i due pollici e gl’indici e guardo` attraverso il piccolo spazio formatosi e come se fosse una telecamera lo punto` su un solo individuo, mettendolo a fuoco. Allora riusci` a sentire solo i suoi pensieri, solo le sue emozioni;ma presto se ne disinteresso` , cosi`, semplicemente, comincio`a pensare ad altro, ed i suoni divennero sempre piu` ovattati fino a scomparire. Quel trucco l’aveva imparato da suo nonno, che aveva anch’ egli quel particolare dono.

“Non devi spaventarti tesoro, succede anche a me, e` normale”
le aveva spiegato trovandola per terra con le mani sopra le orecchie.
“Ma allora perche` a mamma , a papa` o a Gerry non succede?”
“Perche`i tuoi genitori e tuo fratello non hanno questo dono, tu, piccina mia, sei speciale!”
“Ma io non voglio!!” aveva esclamato. Lei odiava sempre tutto quel chiasso in testa e, soprattutto, odiava quando sua madre pensava che forse sua figlia avesse qualche malattia rara….
“Non puoi rifiutare questa capacita`, ma puoi imparare a gestirla; i pensieri sono come le persone irritanti: fanno piu` baccano e diventano piu` insistenti se li stai a sentire;se invece li ignori faranno silenzio e ti daranno pace. Quando sarai in luoghi poco affollati come casa tua,ad esempio, ti bastera` ignorarli. Non prestar loro attenzione .Se invece ti troverai in luoghi affollati, allora dovrai rintanarti nella tua mente, riempire la testa di pensieri che ti appartengono, cosi` non sarai invasa da quelli di altri. Poi se tu vorrai concentrarti su una persona in particolare dovrai unire gl’ indici ed i pollici cosi` …..vedi? E dovrai guardare la persona attraverso lo spazio formatosi; capito?Perche`il legame che c’e`fra corpo e mente e`molto stretto….”
Aveva sette anni allora, ne erano passati altrettanti. Durante quell’ arco di tempo aveva capito che ci sono persone che sono diverse, ma bisogna accettarlo.Il nonno le aveva spiegato che non si sarebbe mai dovuta sentire sola, perche` non lo era. C’erano milioni di persone come lei, che, anche se non avevano il suo stesso dono, erano simili a lei,perche` vedevano la vita in un modo in cui gli altri nemmeno lo percepivano. Di persone cosi` ne aveva conosciute, eppure non aveva mai incontrato nessuno con il potere suo e del nonno…mai, fino ad allora.
Si chiamava Filippo, ma non c’era persona nella scuola che non lo chiamasse Fill.
Era alto, e magrissimo. Aveva i capelli corvini tagliati corti, gli occhi color del mare e labbra vermiglie; era pallido come la neve anche nel piu` cocente giorno di fine agosto. Si vestiva quasi principalmente di nero, portava felpe rigorosamente col cappuccio calato fin sugli occhi. Era sempre adornato, sulle braccia magre, di tagli profondi, il cui rosso risaltava maggiormente a causa del pallore; passava la maggior parte del suo tempo con le cuffie dell’i pod infilate nelle orecchie, la musica ad un volume cosi` alto che si potevano sentire distintamente le parole cantate. Era lui la persona su cui si era concentrata poco prima. Sapeva che anche lui aveva quel raro dono perche` aveva letto nella sua mente , anche se dubitava che Fill sapesse come controllarlo, a giudicare dalle ferite auto inflitte. Sapeva anche che il ragazzo voleva fare una cosa terribile:lui voleva smettere di sentire tutto quel chiasso per sempre, aveva deciso di metter fine alla propria vita venerdi` 20 Gennaio, esattamente tra una settimana.
Mara si avvicino` a Fill , senti` i Pink Floyd urlare a tutto volume. Fill la osservo` perplesso quando capi` che stava andando proprio verso di lui ; perche`pensava che tra lui e il mondo ci fosse un tacito accordo:lui non parlava con gli altri, e si aspettava che il resto dell’ umanita` facesse altrettanto nei suoi confronti. A quel punto Fill si tolse le cuffie, scocciato, ma…vagamente incuriosito. Non conosceva la ragazza che, affrontando il turbinio di pensieri intrusi che gli invadevano la testa, lo stava chiamando per nome e gli diceva senza aprir bocca : Non devi spaventarti,succede anche a me, io ti posso aiutare…tu hai un dono…”

Scritto da Federica. Silvia hai una ragazza speciale. Anna