Disturbo non verbale o visuo spaziale.

Gli elementi caratterizzanti il disturbo non verbale dell’apprendimento sono i seguenti:

• problemi percettivi e tattili (specialmente riguardanti il lato sinistro del corpo)
• problemi di coordinazione psicomotoria
• problemi in compiti cognitivi e sociali di tipo non verbale
• deficit visuospaziali
• difficoltà nel disegno e nella copia di figure
• buona memoria verbale meccanica
• difficoltà di adattamento a nuove situazioni
• difficoltà in aritmetica
• discrete capacità di lettura
• deficit di giudizio sociale
• QI verbale più alto rispetto a quello di performance.

I bambini con disturbo non verbale dell’apprendimento possono avere difficoltà nell’interazione con gli altri perché per loro è difficile percepire segnali non verbali quali l’espressione del volto, l’intonazione della voce e la gestualità, fondamentali per la comprensione degli stati d’animo e delle intenzioni altrui. Il possedere scarse competenze in attività di rilievo, quali il gioco o alcune materie scolastiche (ad esempio il disegno, la matematica…), possono portare a problemi emotivi, al ritiro in sé stessi e, nei casi più gravi, anche alla depressione (sopratutto in età adolescenziale). Le relazioni interpersonali di questi piccoli pazienti sono rese maggiormente difficoltose dalla frequente presenza di labilità emotiva e impulsività, che li rende poco adeguati a rapporti paritari con i coetanei, mentre si mantengono legami preferenziali ed esclusivi con il nucleo familiare (generalmente con la madre), anche per via dei sentimenti protettivi che questi bambini suscitano.

Recenti studi hanno dimostrato che le componenti carenti, nel disturbo non verbale dell’apprendimento, sono la memoria di lavoro visuospaziale e le immagini mentali:

• la memoria di lavoro è un “magazzino” di memoria che ci consente di tenere a mente temporaneamente delle informazioni e di manipolarle per svolgere un dato compito

• le immagini mentali sono componenti della memoria di lavoro che servono per elaborare un’informazione visuospaziale, ad esempio le utilizziamo quando esploriamo mentalmente un percorso.

Il bambino con questo disturbo, in genere, non ha problemi di percezione visiva (per lo meno, non vistosi), mentre le difficoltà sono presenti quando lo stimolo deve essere tenuto a mente e manipolato. Se chiediamo al piccolo paziente di immaginare la lettera “A” e di indicare su di un tabellone, su cui sono presenti varie alternative, come si presenterebbe la stessa lettera ruotata di 90° in senso orario, egli avrebbe difficoltà a fornire la risposta corretta perché il compito richiede di compiere una rotazione mentale della lettera.

Spesso questo disturbo è legato al disturbo di coordinazione motoria, o disprassia (di cui si parla dettagliatamente in un articolo presente sul sito “Psicopedagogika”). I due problemi sono associati perché, da un lato, il movimento richiede l’uso di rappresentazioni visuospaziali e, dall’altro, perché solo una buona conoscenza dello spazio permette di muovervisi adeguatamente.

Indicazioni terapeutiche: la riabilitazione del bambino con disturbo non verbale di apprendimento ha maggiore successo se fatta in tenera età, mentre, andando avanti, la prognosi deve essere particolarmente cauta. Crescendo infatti il giovane paziente incontrerà sempre maggiori difficoltà, perché l’ambiente diventa sempre più richiedente e perché le complicazioni emotive conseguenti il disagio si intensificano. Si è osservato che se il disturbo è da far risalire ad un danno neurologico, si ottengono dei benefici relativi alle specifiche attività proposte nella riabilitazione, che difficilmente sono generalizzabili ad altri aspetti.

Non sempre è possibile costruire abilità nelle aree deficitare, ma si può insegnare al bambino ad affrontare in maniera più adeguate le situazioni problematiche:

• riconoscendo una particolare situazione come una di quelle “problematiche”
• utilizzando dei sussidi
• individuando delle strategie
• aggirando il problema usando dei punti di forza (ad esempio, preferire attività verbali).

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