Non fermatevi senza avere la risposta ma sopratutto fatelo per voi e non per il voto

Cari colleghi e colleghe,
si perchè se studiare è il nostro lavoro, ci possiamo permettere di definirci colleghi!

Sta nascendo un odio infondato nei confronti della cultura, non si parla della scuola come istituzione, ma si parla dell’istruzione, dell’educazione e della passione per il sapere.

Studiate, passate le ore a leggere un libro, non fermatevi senza avere la risposta ma sopratutto fatelo per voi e non per il voto o l’insegnante.

Se solo potessi farvi capire come la passione (anche nell’ambito più banale) salva la vita, perchè vivere non è sopravvivere! Ai giorni nostri non tutti le scuole preparano alla vita nel modo corretto, certe ti danno la forza ed altre, beh ad essere sinceri, non danno niente.

Quando leggo che gettate la spugna, quando vi ripetete che non siete abbastanza, mi saltano i nervi e mi verrebbe voglia, se solo potessi, di farvi capire che la passione non deve morire.

Forse vi sembrerà stupido e di poco valore detto da me, quindi non avrà alcun valore.
Avete ragione, infondo cosa sono quelle tre frasi ripetute già in mille salse?

Cosa hanno di diverso da quello che vi ripetono i vostri genitori?

Qualcosa hanno di diverso. Hanno di diverso che io grazie a questa passione mi sono salvata la vita. Ho salvato la mia vita, perchè in fondo da vivere a sopravvivere non ci vuole molto.

Un modo bello e simpatico di raccontare la mia storia non c’è, non c’è niente di divertente nel lasciarsi andare e cominciare a spegnersi.

Non è facile per i genitori quando ti vedono, però impotenti di fare qualsiasi cosa, cadere in depressione.

Se avessi lasciato alla scuola anche la passione per quello che faccio, avrei scelto la finestra.

Sono arrivata a dover prendere psicofarmaci e non avevo scelta. I dottori hanno detto che avrei avuto un mese e poi non avrebbe più aiutato nulla. Sapete cosa sarei diventata?

Probabilmente una persona che non sarebbe stata in grado di gestire la propria vita e sarebbe solo sopravvissuta come un’ ameba indifferente ad ogni cosa.

Ho avuto la fortuna, che da dove è venuta non lo so ancora, di non abbattermi ma di arrabbiarmi: attacchi di panico ogni settimana, ansia e crisi di nervi nei peggiori dei casi.

Ora capite perchè quando dite che non siete abbastanza, io mi arrabbio?

Capite che vi uccidete da soli? E non è vero che non si sente niente!

Le crisi fanno male fisicamente, i muscoli si tendono e gli occhi non vedono più lucido, si inizia a smettere di ragionare.

Fa male vedere lo sguardo di tua madre che ogni santissima volta che è successo ha pregato Dio, qualsiasi sull’angolo della terra, che mi passasse e che io potessi finalmente uscirne.

A me la scuola ha tolto tutto. Ha tolto l’anima e ne vale la pena ridursi così?

Quando e come mi hanno detto che ero stata bocciata mi viene in mente ogni secondo; no, quelle frasi, quel discorso sono la mia mente.

Avete una minima idea di cosa sia a distanza di quasi quattro anni prendere tranquillanti per vivere?

Io non lo so, se lo potete immaginare, ma non ve lo auguro.

Gli anni più belli della mia vita me li sono fatti demolire da un’istituzione che al posto di preparami alla vita, mi ha buttato a terra e si è preoccupata di passarmi sopra in retromarcia, sapete, tanto per essere sicuri. Bhe… quella non è scuola, la scuola è l’altra faccia della medaglia!

Adesso capite? Capite che avete la possibilità di non ridurvi così? Ebbene si, sono discalculica e tra tutto è la migliore cosa che mi potesse capitare.

Non siete scemi, stupidi, voi avete una cosa che fa invidia: la voglia e la passione per la vita, per il sapere e per la morale!

Vi prego, e lo faccio con tutto il cuore, decidete di vivere, il sopravvivere non è abbastanza e per questo io vi sto scrivendo.

(Una studentessa come voi)

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Testimonianza di Alessandra (Giada) .

Giada, oggi 10 anni, inizia la scuola primaria nel 2009.

Il primo giorno di scuola scrive il suo nome…Un’insalata di lettere!!!!
La maestra un po’ perplessa mi chiede se avesse frequentato la scuola materna.
Rispondo che l’ha frequentata poco e in modo discontinuo.
 Ha avuto problemi di salute in età prescolare che l’hanno costretta ad una temporanea immobilità.
I giorni passano e Giada ha difficoltà a memorizzare le vocali…Ad associare il fonema al grafema…Non riesce a stare negli spazi…
Una lampadina si accende sulla mia testa: “e se fosse dislessica?”
Parlo con l’insegnante, la quale mi ascolta , ma dice anche  che è presto per parlare di dislessia.
 Testarda prenoto un incontro con il T.S.M.R.E.E di zona che svolge la valutazione…Alcuni test vengono ripetuti due volte tanta è la discrepanza tra il risultato del test e le competenze di Giada: il QI è risultato più alto della norma, ma questo è un dettaglio! In ogni caso anche gli specialisti  dicono che è presto per parlare di dislessia.
Nel frattempo mio marito ed io ci diamo da fare,non vogliamo perdere tempo ad aspettare che maturino i tempi attraverso i quali  verrà diagnosticata nostra figlia; cerchiamo di dare un apporto, anche attraverso un impegno cospicuo nell’individuazione di sussidi didattici specifici adatti a Giada, collaboriamo in modo attivo con l’insegnante di classe. Mi dico spesso che devo mettermi in una posizione di ascolto e conoscenza, così mi iscrivo a dei corsi on-line di formazione   , partecipo a dei congressi…Scopro un “MONDO”. Giada ha una capacità compensativa autonoma e intelligente (come tutti i DSA!), su questa decidiamo di lavorare; non proponiamo le nostre strategie, ma cerchiamo di ottimizzare le sue… Insomma aggiustiamo il tiro!
Giada inizia a leggere, anche se in modalità sillabica, comincia a leggere delle parole, poi brevi frasi, migliora il tratto grafico,  con grande carattere riesce a disciplinare la sua disgrafia è sempre più motivata all’impegno…Nonostante questo gli specialisti della Asl consigliano di fermarla per consentirle di consolidare le competenze necessarie. Mio marito ed io ci pensiamo per un momento, ma poi optiamo per farla continuare, tutelando l’aspetto emotivo-affettivo! CHI SE NE FREGA delle competenze necessarie, degli obiettivi minimi; avevamo il dovere di riconoscerle e dare valore al “suo percorso” al “suo impegno” ai “suoi obiettivi” che con grande carattere aveva raggiunto.
 Ogni anno scolastico, Giada lo ha affrontato da guerriera.
Oggi, dopo cinque anni,legge libri, costruisce mappe concettuali, scrive brevi testi, ma soprattutto ha raggiunto una grande consapevolezza, quella delle proprie difficoltà e quando necessario chiede aiuto: è questo che la rende una guerriera. E’ riuscita, come dice Joseph Goldstein , a coltivare il suo potenziale abbattendo le barriere create da chi dice che le mele possono essere rosse, gialle, marroni, verdi, ma non bianche.
…Maestreeee…Professoriiiii…Specialistiiii…LE MELE… SONO BIANCHE!!!
Alessandra e Giada.
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Testimonianza di Giorgia, raccontata dalla mamma.

La mia Principessa Giorgia è arrivata dopo 8 anni di attesa nel 2005.Ho avuto una gravidanza a letto è nata con sofferenza fetale con taglio cesario . Giorgia ha avuto uno sviluppo psicomotorio più lento rispetto ai suoi coetani a 8 mesi gattona a 19 mesi inizia camminare.Fatti vari controlli a 16 mesi a 3 anni non hanno evidenziato nessuna particolarità.Giorgia alla scuola dell’infanzia non era capace a tagliare con le forbici a colorare rispettando i margini correva con le braccia aperte per mantenere l’equilibrio ,vestirsi in sequenza se li lasciavo l’ autonomia mi metteva le calze prima delle mutande finche non ha acquisito le varie sequenze .Inizia la prima elementare e chiedo alle maestre di osservarla perché l’ultima visita ero io che avevo problemi .La maestra di italiano una maestra con la M maiuscola nota le varie difficoltà che io avevo già notato (difficoltà di equilibrio salti a piedi uniti e un solo piede ,problematiche grafiche nella scrittura di lettere e numeri ).Faccio vari percorsi con una psicologa .Poi la scuola mi chiede di certificare Giorgia è nella fascia b con discalculia evolutiva,viso spaziale disprassia evolutiva digrafia disortografia …La mia principessa non è solo quello è una bambina con animo buono con una sensibilità straordinaria ed èil mio mondo Sabrina.

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Testimonianza di Sabrina.

Chi sono! Sabrina, una bambina nata a 6 mesi di 9 etti a bologna nel1970 .ho fatto i primi 5 anni in ospedale .Finalmente inizio la prima elementare a Bologna basta ospedale inizio a stare bene .Ho la maestra Trombetta mi ricordo ancora il nome quando la ho odiata. Il mio primo anno di scuola, un muro bianco difronte a me, perchè ero nata prematura non ero degna di stare in quella classe. Un anno intero a guardare quel muro, non potevo girami per guardare gli altri, non potevo partecipare alla lezione, perchè la lavagna era dietro alla mia schiena. Quando ho odiato la maestra. I miei genitori mi hanno portato al centro psichiatrico a fare delle visite, perchè la maestra diceva che non ero normale. Immaginate una bimba di 6 anni come può avere l’autostima, ero molto molto insicura. Vengo promossa perchè ci trasferiamo in Trentino. La inizio la scuola faccio 2 anni in uno .Posso vedere la lavagna .Non sò interagire con i miei compagni. Finisce la scuola con tutte le difficoltà di lettura scrittura e calcolo .Quasi tutte quelle difficoltà che ha mia figlia. I miei genitori insieme alle maestre decidono di farmi ripetere l’anno. Il mondo crolla di nuovo, devo conoscere altri compagni, e umiliarmi di nuovo mi ero appena adattata ai nuovi compagni. Inizio la seconda elementare con i miei nuovi compagni, ci sono voluti 2 anni, per imparare a interagire con loro. Ero l ‘ultima della classe e mi sentivo sempre inferiore a loro. Ho finito le medie con il sufficiente. Ho fatto la scuola alberghiera, mentre studiavo lavoravo per pagarmi il convitto. Poi a 35 anni sono cambiata, dopo la scuola e da una vita che mi portavo addosso quella insicurezza e inferiorità, ho vinto un concorso ho preso il ruolo e lavoro in una rsa. Ho trovato un lavoro che mi piace .Sto accanto a persone che hanno delle sofferenze condivido le loro sofferenze li accudisco gli ascolto e loro ti ripagano anche se non sanno parlare, ma il loro sguardo ti gratifica.

Sabrina questa sono io.

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Testimonianza di Barbara Paradisi.

accettare barbara Quando ero una piccola studente ho sempre faticato tanto sin dalle elementari e non riuscivo a capire perché. Vedevo tutti i miei compagni fare sempre meglio di me … anche se io studiavo, alla mia maniera, ma studiavo …. anche alle medie e alle superiori…. facevo una gran fatica per capire ciò che leggevo e già ai miei tempi facevo una sorta di mappe concettuali o elenchi puntati… ma quando arrivavano le verifiche il buio…. la mia memoria faceva fatica a ritrovare le informazioni richieste…. mi dicevo sempre “cavolo io le so le cose, perché non riesco a tirar fuori tutto ciò che so e che ho dentro??” …. mi hanno sempre giudicato come una bambina, poi ragazza che aveva la “Testa tra le nuvole”, pigra…. ma non lo ero! La mia brutta calligrafia l’ho migliorata perché caparbiamente mi allenavo a casa a copiare il segno delle mie amiche…. facevo fogli e fogli interi…. ma la via vera vocazione è sempre stata disegnare…. disegnavo sempre in continuazione…. ma purtroppo arrivata alla scelta delle superiori mia madre non ha voluto assolutamente che io mi iscrivessi al Liceo Artistico… e così ha scelto per me Ragioneria…. è stato per me un calvario….ma in 7 anni sono riuscita a diplomarmi…. e stanca della scuola sono andata a lavorare…. Dopo qualche anno è nato il mio primo figlio, che è sempre stato un bimbo fantastico! Quando ha cominciato a parlare utilizzava parole che interpretavamo, e all’età di 7 anni ancora non riusciva a farsi comprendere bene! Verso i 3 anni la maestra dell’asilo mi disse che sarebbe stato necessario un ciclo di logopedia e così abbiamo cominciato a portarlo settimanalmente a questi incontri…. logopedia, psicomotricità…. a 5 anni e mezzo è entrato alle elementari e qui è iniziato un incubo principalmente per lui ma trasversalmente per tutta la famiglia. Non riusciva a scrivere bene, non seguiva i dettati, non ricordava le tabelline… così ho cominciato ad attivare delle strategie di mamma che ricordavo servivano pure a me ai tempi, per poter ricordare, per poter studiare. <tutto questo lo facevamo a casa ma a scuola non accettavano niente. Continuava ancora il suo ciclo di logopedia con l’aggiunta di neuropsichiatra e psicologo. I compagni di classe l’avevano emarginato e l’insegnante etichettato. Poi le elementari sono finite e arrivati alle medie e io preoccupata sono andata subito a far presente la cosa alla professoressa coordinatrice che mi disse che lo avrebbero osservato per un mesetto e poi ne avremo riparlato. Così nell’Ottobre del 2010 l’insegnante mi chiama e mi dice che aveva il dubbio che mio figlio fosse DSA…. DSA? Cos’è DSA? La mia ignoranza dei fatti era tanta…. tornata a casa ho digitato “DSA” su internet…. è mi sono trovata di fronte alla descrizione di caratteristiche che identificavano le difficoltà che mio figlio stava affrontando da anni!! abbiamo fatto subito diagnosi e …… si mio figlio è DSA, con lui ho scoperto le mie difficoltà …. le emozioni, dopo tanti anni di sofferenze , erano tantissime: dal sentirsi sollevati a crollo mio emotivo…. ma dopo un po’ di confusione ci siamo attivati subito…. la scuola alle medie ha accettato parte degli strumenti necessari… ma l’ostacolo più duro in quel momento sono stati i compagni. Mio figlio era già molto provato dai lunghi anni di elementari. Da piccolo era un bambino sorridente e spensierato … ma già a 6 anni il suo sorriso si era trasformato in un arco in giù accompagnato dalla sua testa sempre china… la sua posizione è rimasta quella anche alle medie. Ma con gli strumenti compensativi e corsi sull’utilizzo di questi utili strumenti ce l’ha fatta bene alle medie e ha passato l’esame. Nel frattempo anche mia figlia più piccola già in terza elementare la maestra mi disse che vedeva la bimba in difficoltà ma subito abbiamo fatto la diagnosi e poi potenziamenti, ma lei fortunatamente ha avuto insegnanti che immediatamente utilizzato in gli strumenti in modo inclusivo, per tutta la classe e i compagni non hanno visto differenze perché tutti utilizzavano gli stessi strumenti… lei non ha mai perso il sorriso e quest’anno uscirà dalle elementari felice di aver fatto il suo percorso scolastico alla primaria, anche se con tanta fatica, piena di amichette che ricorderà sempre. Mentre mio figlio ha perso quasi totalmente la fiducia per la scuola , ha perso momenti dell’infanzia dove essere spensierati e pensare anche a ridere e scherzare con glia amici… amici che non è mai arrivato a contarne meno di metà di una mano. Io capendo la motivazione delle mie difficoltà, dopo 30 anni sono più forte e cerco di fare del mio meglio per aiutare i miei figli ma anche gli altri ragazzi per quel che posso. Ancora non riesco a leggere in modo automatico l’orologio, leggo lentamente, non ricordo le formule, le tabelline, date e tanto altro….ancora come da bambina, coltivo la mia passione per il disegno e nel creare…..ma adesso sono riuscita ad accettarmi così come sono con le mie caratteristiche.

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Testimonianza di Valeria Strada.

Alle elementari ricordo la fatica di seguire il ritmo di lettura dei miei compagni, vivevo con ansia il momento in cui la maestra avrebbe detto:”Valeria, continua tu”. Immancabilmente perdevo il segno e mi sentivo dire che ero distratta ma io distratta non ero, anzi, ero attentissima. Facevo una marea di errori ortografici. Le tabelline non ne parliamo proprio, mai iuscita ad impararle e tutt’ora proprio non ci riesco. Il mio gioco preferito era quello della maestra. Anche mentre facevo i compiti fingevo di essere una maestra. I miei hanno avuto anche la felice idea di iscrivermi a pianoforte ma io riuscivo a suonare a orecchio, la musica non riuscivo a leggerla, dovevo, per leggere una nota, iniziare sempre dal DO. Ci mettevo una vita insomma e anche qui mi sentivo dire che non m’impegnavo. Mi piaceva suonare ma l’incubo di leggere la musica mi ha fatto avere il coraggio di dire a mia madre che non volevo farlo più e lei mi accontentò. Alle medie mi dicevano che ero immatura, più piccola della mia età, studiavo tantissimo, in terza media ero convintissima di andare bene, avevo la percezione di essere tra le più brave addirittura, perchè studiavo davvero tanto ma all’esame presi un voto bassisimo ( non ricordo se sufficiente o discreto) e lì iniziai a chiedermi chi fossi, perchè io credevo di andare bene, cosa volevano i professori da me. Mi vergognavo, mi vergognavo con i miei genitori, con i miei amici, con i miei nonni, con gli amici dei miei genitori che puntualmente avevano figli bravissimi a scuola. Il vissuto di essere stupida che avevo già dalle elementari prendeva sempre più corpo scansando completamente quella di essere brava che mi aveva accompagnata in terza media. Mi sentivo sola, e lì dcisi che da grande avrei voluto fare la psicologa, non volevo che altri si sentissero come mi ero sentita io. Mi iscrissero al Liceo Classico…e che ve lo dico a fae. Ricordo come se fosse oggi la prima interrogazione alla lavagn di greco. La professoresa si mise a ridere dicendomi che nonavevo capito nulla. Facevo ripetizioni il pomeriggio ma andavo sempre peggio e fui bocciata. Da lì ho smesso di studiare, era meglio essere ribelle che stupida. Filoni su filoni, non andavo mai a scuola, e al contempo la vergogna aumentava e in quel periodo sviluppai un disturbo ossessivo compulsivo e una depressione ( non riconosciuti). Stavo sempre a casa, e mi lavavo, mi lavavo ( chissà quale colpa volevo lavare). Intanto fui bocciata per la seconda volta, ero la ribelle, lapecora nera, quella sempre arrabbiata e che a scuola non faceva nulla ed era vero. I miei genitori mi iscrissero ad una scula privata e recuperai gli anni persi. Rincominciai a studiare, lì mi sentivo riconosciuta, amavo materie fino ad allora odiate. Ma era una scuola privata e mi sentivo dire: “vabè…paghi!!! Grazie che hai risultati buoni!!!!” quindi la mia autostima era sempre sotto ai piedi. Mi iscrissi all’ultimo anno sempre del liceo classico, anno che corrispose col mio trasferimento a Termoli ( non so perchè sta fissa…). Quando i professori ( in particolare colei che insegnava Italiano, latino e greco), scoprirono che provenivo da una scuola privata, mi chiamarono in presidenza e, come se avessi ucciso qualcuno, mi accusarono di essere stata poco sincera, che andavo male perchè non avevo le stesse basi degli altri e parole che rievocarono in me il solito vissuto: la vergogna. Anche qui, era più il tempo che non andavo a scuola di quello che andavo. Non studiavo MAI. E ovviamente non fui ammessa agli esami. L’anno dopo non so come mi sono diplomata, studiacchiavo, non ci credevo ma andai a ripetizione d una professoressa meravigliosa, che guardò oltre la nozione, che mi accolse e feci un esame stupendo. M’iscrissi all’Università, a psicologia, nessuno credeva in me, io per prima e iniziai a prendere 28- 30, l’unico 23 lo presi a statistica ( che non so come ho fatto a passare insieme ad Inglese), non ci potevo credere che passavo gli esami, lì non c’era l’incubo della fretta di finire i compiti il pomeriggio, sono andata come un treno in corsa, ma ogni esame che passavo lo attribuivo alla fortuna. Mi sono laureata, ho iniziato subito a lavorare, ho fatto l’esame per l’abilitazione, mi sono iscritta alla specializzazione e nel frattempo ho avuto due bambini. Ogni passo avanti però continuavo ad attribuirlo alla fortuna. L’inizio delle elementari di mio figlio è stato terribile, lo vedevo faticare e io sono andata in tilt. In quarta elementare , abbiamo scoperto che mio figlio è DSA ( dopo essermi sentita dire che ero ansiosa e che volevo fare a tutti i costi la psicologa di mio figlio e dopo una diagnosi sbagliata). Non sapevo nulla di DSA , io ero una psicoterapeuta sistemico relazionale, facevo tutt’altro. Mi sono iscritta al perfezionamento in psicopatologia dell’apprendimento e lì ho iniziato a scoprire il mondo dei DSA, e lì ho scoperto di errere io DSA, lì ho scoperto che non ero stupida, che i professori non erano schifati da me e da quel momento non ho masi più smesso di studiare, ogni diagnosi che faccio studio, ogno PDP che vado a fare ho la possibilità di dire che la dislessia è una caratteristica, ogni bambino che incontro è la stessa bambina che ero io. Oggi ho un centro che si occupa di DSA, ho dato lavoro e ho unito i famosi puntini….( come disse Steve Jobs).

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Testimonianza di Elena Cossu.

Mi piace la possibilità che la raccolta di questi post possa diventare un libro. La mia testimonianza non racconta un impatto “sereno” con la diagnosi DSA. All’inizio il mio cervello ha rifiutato l’idea di gestire una situazione che non mi ritenevo in grado di gestire… credevo fosse più grande di me. Continuavo a chiedermi perché fosse capitato proprio a me finché una mattina mi svegliai con la voglia di fare “del mio meglio” per aiutare mio figlio e guardandomi allo specchio mi sono confessata che mi ero già accorta anni prima che qualcosa non andava ma non volevo ammetterlo. Ora mio figlio, con severa discalculia, gestisce la sua vita scolastica in piena libertà e accetto serenamente i suoi alti e bassi senza i drammi che hanno caratterizzato la mia e la sua vita per anni interi. Mi auguro che la vita del mio ragazzo sarà costellata di ganci a cui aggrapparsi quando sarà in difficoltà ma gli auguro soprattutto di diventare un uomo con la U maiuscola che possa camminare senza abbassare lo sguardo come purtroppo gli succede troppe volte adesso. 

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Testimonianza di Rossella Lastella.

Giusto per farvi capire chi è e com’è mia figlia Martina,13 anni e mezzo,dislessica,disortografica,discalculica,disnomica,disprassica( anche verbalmente)disgrafica….dunque,eravamo in quinta elementare( dico “eravamo”perché con lei ho rifatto le elementari  )non avevo ancora la diagnosi  ed ero alle prese con l’inglese!!Una TRAGEDIA… ad un certo punto sbotto e le dico :” Martina,ma insomma!!Impegnati un po’!!fai uno sforzo,l’inglese é una lingua bellissima ed è molto importante!!Come farai in futuro se non lo impari?”…e lei candidamente mi rispose così :”Mamma…ma io sto tanto bene con i fiori,gli uccellini,la natura…” Dopo un attimo di sbigottimento scoppiai a ridere!!Alla fine ha ragione lei…cosa c’é di più bello che essere in pace con se stessi e in armonia con il mondo che ci circonda??…..della serie “in fondo si vive bene anche senza sapere l’inglese” 

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Testimonianza di Rosita De Paola.

Ciao, sono la mamma di Andrea ,Luca e Camilla .
Andrea ,terzo superiore, non ha mai avuto problemi a scuola ,sempre promosso con buoni voti.
Luca ,invece, pur studiando tantissimo ,ha sempre dovuto faticare per la sufficienza .
Luca ha una diagnosi di dislessia,disgrafia e discalculia dall’inizio di quest’anno scolastico ( terza media ) solo perché a noi è venuto il dubbio vedendo i suoi sforzi mai premiati! In 7 anni di scuola ha cambiato tre elementari e due medie e nessuno ,né maestre né professori ,ci ha mai parlato di dislessia!
Hanno sempre detto che era lento,distratto, disorganizzato,svogliato ecc.
La diagnosi per lui è stata una liberazione e ora va molto meglio anche se non tutti i professori lo capiscono e anche se si vergogna di usare strumenti compensativi in classe ( usa solo la calcolatrice nelle verifiche) , ma almeno a casa studia con le mappe le registrazioni ,e con me che gli leggo i brani .
Camilla è in seconda elementare e già si è notato qualche problema soprattutto in matematica ,così abbiamo deciso di farla visitare( 10 giugno primo colloquio al npi ) .
So che è presto ma con Luca abbiamo aspettato un anno e mezzo per avere la diagnosi dell’asl e così per la fine della terza dovremo ottenerla ( sempre che lo sia ) .
I gruppi come questo mi hanno aiutato molto praticamente e anche moralmente a superare i momenti di sconforto e di solitudine ( le mie amiche anche le più care non possono capire fino in fondo la disperazione per un figlio che studia fino alle 11 di sera per giorni per prendere un quattro).
Posso solo dire grazie a tutti voi!

Rosita De Paola

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Testimonianza, L’odissea di Manuela Tonet.

L’odissea del mio figlio più grande di 13 anni inizia alle elementari, per tutte le elementari mi sentivo ripetere che le sue difficoltà erano solo svogliatezza e magari qualche problema in famiglia ( cosa poi non vera) e anche perché magari non davo troppe regole..Insomma mi sono sentita io messa in discussione.La sua pessima scrittura ( scrive meglio un dottore di lui) era dovuta alla fretta di scrivere. Notare dalla terza mio figlio scrive in stampatello, non riesce proprio a scrivere in corsivo. Ho anche espresso un mio dubbio sulle dificoltà ma l’insegnante, compresa quella di sostegno mi dicono no signora suo figlio non a nessun problema ne cognitivo ne di DSA. In 5 approffittando del fatto che mi mandano a fare i test per il piccolo chiedo io al centro di fare i test anche al grande. Ma dai test nn evidenziano nulla qui di mi dico forse l’insegnante nn aveva tutti i torti.
Inizia la 1 media e da subito le difficoltà raddoppiano ovviamente, vado a fare il primo colloquio con il professore di Italiano che in due mesi dico due, ha fatto la radiografia di mio figlio, dicendomi che sicuramente c è stato un errore sia delle elementari che del centro, perchè non è vero che era un ragazzino svogliato.Cerco invano di rifare i test all’ Uompia ma x loro va bene così, poi rassegnata mi rivolgo ad un centro convenzionato ma privato e rifaccio tutti i test, e viene fuori che ha un qi 70 quindi ok non è Dsa ma un Bes le sue difficoltà sono date da questo e non perchè è pigro. Ora che è certificato ed è in seconda,avendo avuto i suoi strumenti si è preso le sue rivincite prendendo anche degli ottimi voti, per lui moLto gratificanti. Sono stata fortunata alle medie a trovare insegnanti in gamba, me l hanno aiutato promuovendolo anche in prima, dandogli una spinta ovviamente..però dico ma cavoli perchè bisogna sperare nella fortuna di trovare insegnanti in gamba, perchè non tutti si vogliono aggiornare o fare un passo indietro,sbagliare è umano è il perseverare che è sbagliato, mio figlio x 5 anni si è sentito un asino,..e comunque se riconosciuto in tempo la sua autostima sarebbe migliore di adesso. Scusate se mi sono dilungata ma il mio era anche uno sfogo personale.

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Testimonianza di Elena Paradisi.

Alessia 12 anni Dislessica, Discalculica è e sarebbe una ragazzina serena se non ci fosse l’ incubo della scuola. Si un incubo che si ripete da 5 anni cioè da quando abbiamo avuto la certezza che NON aveva un ritardo ma era e sarà solo una DIFFICOLTA’ di lettura, calcolo e esposizione orale. Valutata dagli insegnanti come svogliata e vagabonda “Potrebbe fare di più”, “Vorrei sapere se c’è o ci fa”, questi erano i commenti delle maestre ogni volta che andavamo ai ricevimenti, ma quella più carina secondo me è questa ” Non capisco stacca la spina e naviga in un mondo tutto suo “. Mia figlia non è una macchina che va a corrente alternata ! Se non sono in grado di fare il loro lavoro noi genitori come facciamo? Io ho capito prima di tutti che Alessia aveva bisogno di una valutazione specifica e così abbiamo fatto. Ed ecco arrivare la certificazione DSA. Sapete quale sono state le parole di Alessia quando gli abbiamo spiegato di cosa si trattava? ” Mamma domattina andiamo dalle maestre e gli portiamo questo foglio e gli diciamo che non era vero quello che mi dicevano. Io non sono stupida!”. Queste parole dette da una bambina di 8 anni fanno riflettere. Capisco perfettamente e sono d’ accordo con tutte voi che la cosa più tremenda che viene fatta ai nostri ragazzi è il fatto che gli viene portata via l’ autostima di se. Abbiamo fatto un percorso pedagogico privato con ottimi risultati anche se la strada è lunga per loro ma anche per noi genitori che siamo la loro valvola di sfogo. Ci siamo noi tutti i giorni a consolarli quando,rientrano a casa in lacrime perchè viene negato loro l’ uso della mappa in un compito o durante l’ interrogazione. Ma come si può dico io Avete un PDP da rispettare! E allora cristo RISPETTATELO! Volete che i nostri ragazzi rispettino le regole che trovano a scuola, e loro chiedono solo che vengano rispettate quel PDP e loro stessi come persone . Un grazie a tutte per il sostegno che date a noi e scusate eventuali errori ma dsa la madre dsa la figlia.

Elena Paradisi.

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Testimonianza di Manuela Tonet.

Mio figlio 10 anni disortografico e discalculo, ogni volta che prende un bel voto su una verifica e gli faccio i complimenti lui mi risponde “per forza era facilitata”.Cerco di dirgli che non importa che è stato bravo lo stesso che si è impegnato e il suo voto vale quanto un suo compagno che ha fatto una verifica normale, ma lui non è convinto. Per non parlare di quando prende un 7 in una interrogazione e lo dice come fosse un 5, e non sono di certo un genitore che se prende meno di 8 lo sgrido non l ho mai fatto anzi ancor prima di capire che era Dsa non l ho mai sgridato nemmeno per un 5, gli dicevo solo di stare più attento.Purtroppo lui vede i voti dei suoi compagni che vanno dal 9 al 10 e per lui il 7 sembra poco…

Manuela Tonet

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Una docente per passione.

Sono sempre stata chiara e quindi dico di essere una docente. Una docente per passione essendo passata da fare la biologa in una azienda farmaceutica dove ero assunta a tempo indeterminato alla scuola. 
Nella scuola ho visto e vedo di tutto e con molta naturalezza mi sono messa dalla parte di chi vede negato il suo diritto allo studio. Proprio perché vedo essenziale e fondamentale per la crescita di ogni ragazzo lo studio di quello vero…quello che ti aiuta nella vita…Nelle situazioni concrete e contigenti…che forma e fa diventare cittadini.
Belle parole? Io mi batto e mi impegno ogni giorno per renderle vive. I miei ragazzi per me sono tutti uguali. Bravi e meno bravi vengono valorizzati per ciò che riescono a fare non per quello che non sanno fare. È una gran fatica fornire loro i mezzi, a volte anzi spessissimo diversi, perché ognuno è diverso, ma per far raggiungere obiettivi comuni.
Rendere viva la scuola per me vuol dire includere tutti e non lasciare indietro nessuno. E le difficoltà non sono solo entrare in classe e rendere reale questo, sono far capire, con molta umiltà, anche a chi, tra i colleghi, é rimasto indietro arroccato ad una didattica della memorizzazione, del programma finito a maggio prima degli altri (come se poi c’è merito in questo), della penna rosso – blu. 
Dico sempre ai miei ragazzi che devono uscire ogni giorno dall’ aula alla fine delle lezioni con qualcosa in più rispetto alla mattina. Beh questa frase vale anche per me, se non riesco a tirar fuori ciò che di buono c’è in ognuno facendo imparare qualcosa in più ogni giorno dov’è il mio lavoro?

Grazia Paladino

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Testimonianza di Immacolata Bruno.

 La mia testimonianza invece e’ stata in prima media, Simona si sentiva messa da parte ed io sono intervenuta andando a parlare con i prof x eventuale cambiamento di sezione oppure di fermarla in prima media …..ma invece mi dicevano che sbagliavo…..andiamo in seconda media e ritorna il problema messa da parte ancora ….e allora che si fa”???? Lei si sente insicura in classe be’ conclusione in accordo con prof preside noi genitori e soprattutto x simona si va alla bocciatura …devo dire che e’ stato un sollievo x Simona si e’ trovata bene ed ha ripreso sempre con gli stessi prof…..voi forse non sarete daccordo con la mia esperienza …..adesso pero’ abbiamo ,purtroppo x lavoro, cambiato citta’ e quindi la scuola e la terza media la frequenta con altri ragazzi altri modi di vivere ma la presa alla grande anche i compagni nuovi l’hanno accolta meglio di dove eravamo.

Immacolata Bruno.

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Testimonianza di Valeria Viola.

Questa è la mia testimonianza.
Nel 1998, dopo un parto difficile, un punteggio Apgar 4, mi dicono di tenerti sotto controllo….non hai avuto abbastanza ossigeno! Aiuto, panico…ma tu Veronica, cresci bene, sana e intelligente. Arriviamo ai tuoi 8 anni….ci cade una tegola in testa! Disortografica e discalculica!! Cosa vuol dire? Sei malata? Sei rirardata? Non ne so niente…momenti frenetici per cercare di capire, mille domande alle terapiste!!! E poi finalmente la verità.…ma è SOLO questo il problema? Fai degli errori, confondi le lettere, non hai molta logica in matematica, conti con le dita, non sai leggere l’ orologio, la linea del tempo non la capisci……Pensavo qualcosa di grave!!! In questi anni te la sei cavata egregiamente, certo hai avuto momenti difficili, per vergogna, per orgoglio non vuoi usare le mappe, le formule…non vuoi sentirti diversa dai tuoi compagni….ok….ti aiuto io! Con te ho rifatto le elementari, le medie….argomenti che avevo dimenticato sono riaffiorati nella mia mente! Ed ora sei in prima superiore, hai scelto una scuola di 5 anni, un istituto Socio Sanitario….in sociologia, antropologia e psicologia hai l’ 8!!! In fisica hai un 6 meritatissimo, il professore di Italiano leggendo i tuoi temi ti ha detto che potresti scrivere un libro…..Sei una delle poche adolescenti che legge dei libri……che dire….sono molto orgogliosa di come stai crescendo! Hai disturbi ti apprendimento? I disturbati sono tutti coloro che, in questi anni, ti hanno fatto sentire non appropriata, che hanno mandato la tua autostima sotto i piedi……ma non gliel’hai data vinta….hai vinto tu….sei diventata una 15 quasi sicura ti te (hai sempre 15 anni…..e a questa età tutti i problemi sembrano insormontabili) Brava….                                                                   Valeria Viola

testimonianze

 

Riflessione del papà di Ciccio. (3)

Lenta si trascina, la penna sul foglio di carta. Una mente stanca, insegue una mano ormai pesante e allora, i pensieri volano altrove, si rifugiano nella tua fantastica fantasia.Non sara’, figlio mio, uno scritto a far di te un grande uomo, ma i tuoi pensieri, cosi profondi e tanto diversi, d’aver cambiato anche, il mondo mio.

Racconto di una mamma.

Una mamma racconta la sua esperienza con uno dei disturbi dell’apprendimento ancora meno conosciuti: la discalculia.

Qualche mese fa ho scoperto che mia figlia è discalculica.

Cosa vuol dire? La discalculia è un disturbo dell’apprendimento, come la dislessia. O meglio, è una forma di dislessia che però non crea difficoltà nell’ambito lettura/scrittura ma nell’ambito del calcolo, della matematica… non solo… perché poi alla fine le conseguenze ci sono un po’ in tutte le materie, dove più evidenti dove meno.

Torniamo però indietro alla mia prima frase: “ho scoperto che mia figlia è discalculica”. In realtà non è del tutto corretta perché ho solo dato il nome a qualcosa che già conoscevo, di cui mi ero accorta quando mia figlia frequentava ancora la seconda elementare. Mi dicevano che era distratta, che faceva solo ciò che le interessava, che non si applicava abbastanza. Ci fu un periodo proprio brutto: mia figlia regrediva, era piena di tic, non voleva andare a scuola, era quasi sempre da sola, non riusciva a legare. Io me ne accorsi e cercai di aiutarla. Vidi anche quell’invertire i numeri, quello scrivere il 3 come fosse il simbolo di infinito, il 7 partendo dal basso… qualcosa che somigliava tanto all’inversione di lettere dei dislessici, di cui avevo letto qualcosa,, e ne parlai con le maestre quando loro si lamentavano; “No signora, sua figlia legge bene, non è dislessica… però vuol fare solo quello che le piace”. E rimasi in silenzio, non mi è mai piaciuto fare la madre che non accetta le mancanze dei propri figli. Un po’ la rimproverai, un po’ cercai di aiutarla a superare il disagio della regressione, dei tic… Un po’ le cose sembravano migliorare, mia figlia cominciò ad avere qualche amichetta, a socializzare e scoprì il piacere di scrivere, che solo ora capisco fino a che punto per lei sia stato veramente terapeutico, anche nel socializzare. Infatti cercò di creare con alcune compagne un gruppo di scrittura, cosa che ha sempre cercato di fare. E scriveva, scriveva…

Però c’era anche da imparare le tabelline, fare le divisioni… e pure le poesia a memoria erano un bel problema! Poesie toste, già in terza elementare: Il cantico di Frate Sole, la pioggia nel pineto… che fatica! Ma mentre per le poesie l’incoraggiavo, comprendendo una difficoltà di memoria, per le divisioni la tormentavo più di quanto la tormentassero le divisioni stesse: “Non distrarti”, “Non stare con la testa per aria”, “Pensa solo alla divisione”…

Alla fine in qualche modo anche tabelline e divisioni sono state un problema superato… ma a quale prezzo? Solo ora lo capisco… quanto ne è stata colpita la sua autostima, per essere rimproverata per qualcosa che non riusciva a fare, non in quel modo… quanti rimproveri, quante sgridate, quanti pomeriggi passati a innervosirci… quanta cecità da parte mia, favorita tra l’altro dall’avere un figlio grande che secondo me era la normalità della matematica e che solo ora sto scoprendo che è invece particolarmente dotato! Quanto doveva soffrire povera piccina, vedendo quei numeri che si confondevano, si mischiavano, fra cui lei si perdeva. E poi le sue difficoltà si riflettevano nei rapporti con le compagne, nella sua “abilità” sociale che guarda caso emergeva solo in vacanza, fuori dall’ambito scolastico, dove lei invece si nascondeva, vergognandosi dei suoi insuccessi.

E io? Io, da mamma accettante, educata da buone letture, da belle discussioni con altre mamme e da ottimi percorsi per genitori organizzati dalla scuola, mi convincevo che mia figlia pur essendo straordinariamente intelligente, soprattutto nelle cose pratiche e creative, era meno matura dal punto di vista dell’apprendimento, meno pronta, forse anche perché di fine anno e, pur accettandola in pieno, però, lasciavo che fosse vittima dei soliti “non si applica” perché sì, avevo accettato l’idea che non tutti si applicano in tutto!

E leggevo dell’intelligenza emotiva, delle intelligenze multiple e mi convincevo che sicuramente lei era dotata in un modo diverso, che la scuola tradizionale e schematica, non è pronta ad accogliere, ad agevolare, a rinforzare, specie i ragazzi non sono particolarmente volenterosi! Insomma, qualcosa la capivo, ma poi ricascavo nell’errore di svalutare l’impegno di mia figlia!

Nel frattempo le elementari stavano finendo e non vedevo l’ora che potesse ricominciare. Con nuovi compagni, nuove insegnanti, nuovi metodi. Un po’ col rimpianto di non aver mai preso la decisione di farla cambiare scuola o classe… forse sarebbe stato meglio… forse l’avrebbe vissuta come una sconfitta sua…

Alle medie va subito tutto molto meglio! La professoressa di italiano è entusiasta del suo essere così creativa, del proporre idee… che differenza dal “pensa sempre ad altro, si distrae…” delle elementari… che diversa chiave di lettura! Arrivano tante amicizie, lei mi dà l’impressione di impegnarsi tanto di più (poi riflettendoci scopro che aveva riscoperto un po’ di motivazione, poiché le nuove insegnanti le davano nuove possibilità), si fra promotrice di progetti, condivide ora con le compagne la sua creatività, l’amore per lo scrivere, è piena di entusiasmo.

Ma dura poco… dopo la prima media, che è un po’ anche un anno di integrazione, di ripetizione… cominciano le difficoltà maggiori. La matematica si fa più complicata, arrivano i problemi, la espressioni poi… così lunghe, così complicate… i numeri ricominciano a mischiarsi più che mai… e si mischiano i segni e nelle frazioni i numeri vanno giù e su… anche l’insegnante delle medie comincia a pensare che la matematica non le piace, che si distrae troppo, si assenta, “sale sulla nuvoletta”. L’insegnante di italiano ora insegna anche storia e geografia e il suo apprezzamento per lei diminuisce… anche lei pensa che mia figlia sfrutti la dote che ha per l’italiano ma studi poco.

Dopo i colloqui comincia per me il tarlo: gli orali mia figlia li studia, li ripetiamo insieme, però effettivamente fa fatica…. Depongo l’abito della madre accettante e comincio a rendermi conto che fa “troppa” fatica, che il distrarsi non spiega perché dopo aver riletto un paragrafo tante volte ancora non sa ripeterlo; e poi la osservo fare le espressioni: conosce alla perfezione le modalità di svolgimento, le regole ma… 7/21 al rigo sotto diventa 7/12, il + diventa -… il tempo che impiega a calcolare a mente quante volte va il 12 nel 48 è tale che poi ha perso il filo del contesto in cui inserire il 4 che ne risulta. E mi viene in mente la fatica che ha fatto per imparare a leggere l’orologio!

Decido di andare da una esperta, che dopo due ore di test dà un nome al problema di mia figlia: discalculia.

E ora ci stiamo lavorando. Grazie ai consigli dell’esperta, grazie alla straordinaria disponibilità delle insegnanti, ma grazie soprattutto al fatto che mia figlia sta faticosamente riappropriandosi dell’autostima distrutta, stiamo già vedendo i primi risultati positivi, dopo pochi mesi.

Il problema grande in realtà non è la discalculia, ma la perdita di fiducia in se stessa che ha subito; l’altro giorno, nel comunicarmi che è stata selezionata per il corso di eccellenza in italiano, mi ha detto: “Ma perché io vado bene nelle materie inutili?”, raccontandomi subito dei compagni selezionati per il corso di eccellenza in matematica, che, tra l’altro, frequenta anche il fratello al liceo. Ovviamente le ho spiegato che l’italiano è tutt’altro che inutile… ma ce ne vorrà di lavoro per minare i pregiudizi che si è costruita su se stessa.

Nel frattempo sto cercando di capire fin dove arriva il suo disturbo dell’apprendimento. Non si tratta solo di matematica, ma riguarda un po’ tutti gli ambiti in cui c’è molto da memorizzare. Ecco perché i capitoli di storia ricchi di nomi e date sono più difficile, ecco perché anche il latino si presenta ostico, con tutta quella roba da imparare a memoria, e quelle desinenze che un po’ come i numeri si confondono! Strana cosa la genetica… ho sempre notato che l’altro figlio impara con straordinaria facilità proprio i capitoli di storia con nomi e date! I numeri e i simboli che per lei sono dei nemici per lui sono dei facilitatori, degli aiuti…

Beh… comunque conoscere un problema è già il primo strumento per affrontarlo. Non perché diventi brava in matematica, forse lo diventerà, forse no, ma perché torni a essere serena, perché riacquisti fiducia in se stessa; ho letto un libro molto bello in questi giorni, si chiama Le aquile sono nate per volare. Il sottotitolo è: “Il genio creativo nei bambini dislessici”. È un libro che da fiducia, non tanto perché scopri che i più grandi geni erano dei dislessici, ma perché scopri che è proprio una caratteristica dei bambini dis-qualcosa, e delle persone dis-qualcosa, essere particolarmente bravi in qualcos’altro, su cui bisogna puntare. Le aquile sono nate per volare, mia figlia forse lo è per scrivere o per creare… l’importante è che abbia la voglia di scoprirlo, la possibilità di seguire le sue inclinazioni.

Storia di Richard Charles Nicholas Branson.

Richard Charles Nicholas Branson, meglio noto soltanto come Richard Branson, nasce nel Regno Unito 63 anni fa ed è noto per aver fondato una delle etichette discografiche più importanti della storia della musica contemporanea, la Virgin Records, casa discografica madre di alcune delle migliori band di sempre come i Genesis, i Sex Pistols e i Rolling Stones. E’ sicuramente annoverabile tra gli uomini più ricchi del mondo.

Ebbene si! Anche il nostro mister Virgin è dislessico.

Richard viene da una famiglia borghese britannica e il suo percorso scolastico non è stato sicuramente dei migliori. Negli anni dell’adolescenza si trova “costretto” a suo dire ad abbandonare la scuola: non riusciva a seguire quello che succedeva, perciò non trovava interessanti le lezioni e cominciava ad essere distratto.
Gli insegnanti pensavano fosse pigro perché a quei tempi la “dislessia” non era molto conosciuta.
Un aneddoto di cui parla spesso Branson è quello che ha coinvolto il preside della sua scuola. Un giorno l’autorità scolastica per eccellenza lo chiamò per parlargli e gli disse: “Le opzioni sono due: o finirai in prigione o diventerai milionario!!”. Quella fu una profezia fortunata e soprattutto indovinata.
A queste difficoltà per lui mortificanti, fanno da contraltare alcuni interessi extrascolastici per lo più inerenti il mondo della musica e dell’editoria.

Infatti, all’età di 16 anni fonda una giornalino scolastico chiamato “Student” che prima vanta un discreto successo tra gli studenti del suo college, poi, grazie a un piccolo investimento da parte della madre, inizia ad avere un successo editoriale da fare invidia ai migliori giornali.
L’interesse principale di Richard rimane però sempre la musica. Così dopo gli anni della scuola decise, insieme ai suoi soci del giornale, di prendere in affitto un capannone situato sopra ad un negozio di scarpe. L’idea è quella di farne un outlet di dischi e la cosa funziona da subito grazie anche alla collaborazione del proprietario che decide di rinunciare all’affitto del locale.
Il negozio prenderà il nome, ben presto famoso, di “Virgin”, chiamato così perché tutti i soci fondatori erano per così dire tutti neofiti di questo mondo particolare. A questo punto Richard ha solo 20 anni quando decide di lanciarsi in una nuova impresa: la vendita “per corrispondenza” di dischi e nastri su cassetta. Naturalmente anche questo nuovo traguardo viene superato con successo.
Appena due anni dopo, tutti i soci decidono di trasferirsi in un sottoscala dell’Oxfordshire e lo trasformano in uno studio di registrazione: questa sarà la prima vera sede della futura “Virgin Records”, etichetta discografica tra le più famose al mondo.

La storia della Virgin Records decolla più che mai con la firma del contratto con i Sex Pistols che rendono l’etichetta famosa in tutto il mondo, dando anche la possibilità di fondare la Virgin Records America.

Branson, negli anni, è diventato anche un attivo sostenitore di campagne no profit e ha investito molto sulle energie rinnovabili.

Anche in questo caso il successo è arrivato nonostante la dislessia, anzi questo ha in un certo senso aiutato Mister Virgin a concentrarsi sulle sue potenzialità piuttosto che sulle sue lacune, infatti lui stesso afferma: “Non ho mai pensato a me come a un imprenditore, sono sempre stato spinto dal desiderio di creare qualcosa di cui andare orgoglioso”.
Ultimamente ha anche fondato una compagnia aerea unicamente perché non riteneva giusto che la maggior parte delle compagnie americane fornissero un servizio scarso e opinabile.

Vorrei concludere questo articolo con le sue stesse parole: “Se fossi stato bravo in matematica non avrei mai creato una linea aerea. I dislessici imparano la modestia e a comportarsi bene con gli altri, doti che li avvantaggiano nel mondo del lavoro. Cerco di non mettere mai in difficoltà gli altri, perché so come ci si sente”.