Il nostro libro: Pensami al contrario. (Storie e testimonianze di DSA)

Pensami al contrario è una raccolta di testimonianze che ci parla di disturbi di apprendimento. I numerosi racconti si avvicendano trasportandoci in un mondo complesso e al contempo semplice. Storie che si assomigliano, da cui trarre insegnamento. Leggendo il libro, racconto dopo racconto, a noi sembra che le soluzioni stiano tutte lì, tra le parole. Facilissime perché hanno a che fare con la fantasia, la libertà, l’empatia, l’ascolto, l’osservazione e l’amore. Imparate quindi a “pensare al contrario” di quel che pensavate dei ragazzi DSA. Partite da un vuoto, cancellate i preconcetti o le vostre convinzioni e leggete questo libro. Vi porterà lontano senza darvi soluzioni, solamente mostrandovi la strada da percorrere. Daniela Conti, Anna Paris

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/192806/pensami-al-contrario/

http://www.ibs.it/code/9788892301139/paris-anna/pensami-contrario-storie.html

http://www.lafeltrinelli.it/libri/conti-daniela/pensami-contrario-storie-e-testimonianze/9788892301139

Acquistabile anche presso tutte le librerie Feltrinelli isbn 9788892308237

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Libro. Capire la mia dislessia.

Non sempre un bambino con dislessia, o un altro disturbo specifico di apprendimento (DSA), sa dare un nome e una spiegazione alle difficoltà che incontra nella lettura, nella scrittura e nel calcolo, e non sempre riesce a sviluppare strategie positive ed efficaci per affrontarle.

Ecco perché è fondamentale che egli impari:

  • a conoscere le particolarità che lo contraddistinguono;
  • a sviluppare tutti quei processi metacognitivi che lo rendano consapevole dei propri punti di forza e di debolezza;
  • a incrementare tutte quelle attività e strategie che lo aiutino nell’apprendimento e aumentino il suo benessere emotivo.

Capire la mia dislessia, grazie alla sua semplicità e chiarezza, risponde perfettamente a questi bisogni ed è stato realizzato per accompagnare il bambino con DSA passo passo alla scoperta:

  • del perché delle sue difficoltà;
  • dei modi e degli strumenti con cui potrà farvi fronte;
  • dell’iter diagnostico in cui verrà coinvolto;
  • delle funzioni e dell’utilità del leggere e dello scrivere;
  • di come si possano utilizzare l’immaginazione, le strategie di rilassamento e quelle di riorientamento dei propri pensieri per lavorare sulla memoria e sul benessere emotivo;
  • di come si possano osservare, pianificare e monitorare i propri obiettivi e i propri progressi.

Con i suoi 10 capitoli, le sue numerose attività metacognitive e le sue caratteristiche di ergonomia visiva che ne garantiscono un’alta leggibilità, il volume si rivolge direttamente ai bambini della scuola primaria, che potranno leggerlo, a casa o a scuola, preferibilmente con la mediazione di un genitore, un insegnante, un terapista o un educatore.

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Libro. Le aquile sono nate per volare.

Nell’introduzione al mio libro “Le aquile sono nate per volare – Il genio creativo nei bambini dislessici – Ed. La meridiana riportavo le parole del giornalista Diego Cugia quando parla di Antonello, bambino dislessico: …” La mia mente prende l’autostrada ; quella di Antonello fa il fuoripista, il motocross, i salti. Nel mio cervello l’idea entra vestita di lettere e cammina diritta: nel cervello di Antonello, l’idea e’ un animale fantastico che si infila curioso in un dedalo di strade; e’ cangiante, diventa una cometa, danza con altre stelle. Noi vediamo un puntino luminoso, la sua mente gli mostra il cielo”. Non dimenichiamolo mai!
E questa è la favola che ha ispirato il titolo del libro:
QUESTA FAVOLA E’ VALIDA PER TUTTI!!!!
C’erano una volta degli animali che decisero di fare qualcosa di eroico per conoscere i problemi del “Nuovo mondo”. Così organizzarono una scuola. Adottarono un programma di studi che comprendeva: la corsa, l’arrampicata, il nuoto e il volo. Per rendere la scuola più facile da amministrare, ogni animale praticò tutte le materie. L’anatra eccelleva nel nuoto; di fatto era migliore del suo istruttore e passò di grado nel volo. Però era molto scarsa nella corsa. Poiché era così lenta nel correre, doveva rimanere al doposcuola. Doveva anche sacrificare il nuoto per avere il tempo di esercitarsi nella corsa. Si esercitò fino a quando le sue zampe si sfinirono e la sua prestazione nel nuoto divenne mediocre. Comunque la sua media a scuola era accettabile, tanto che nessuno si preoccupò a tal proposito, eccetto l’anatra stessa.Il coniglio era in cima alla classifica nella corsa, ma ebbe un esaurimento nervoso a causa di così tanto lavoro nel nuoto. Lo scoiattolo era eccellente nell’arrampicata, fino a che ebbe una delusione nel volo, perché il suo insegnante lo faceva partire da terra per poi salire su, anziché dalla cima dell’albero per scendere giù. L’aquila era un bambino con problemi e fu educata severamente. Nella classifica dell’arrampicata batté tutti gli altri in cima all’albero, ma continuò a usare il suo stile per ottenere miglioramenti nelle altre materie. Alla fine dell’anno un’enorme anguilla, che sapeva nuotare in modo straordinario, sapeva correre, arrampicarsi e un po’ volare, ebbe la media più alta e fece il discorso di commiato. In realtà gli animali non erano riusciti a mettersi d’accordo su quale fosse la materia più importante, perciò avevano deciso che tutti gli studenti avrebbero seguito lo stesso programma. Gli animali non ebbero più la possibilità di brillare nelle discipline di cui erano esperti, perché furono tutti costretti a fare delle cose che non rispettavano la loro natura individuale.Quanti di noi, come l’anatra, che era eccellente nel nuoto e andava bene in volo, trascorrono una vita intera a correre, massacrando i piedi e trascurando le proprie reali doti!
Le aquile sono nate per volare!

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Libro: Mi chiedo cosa voglia dire essere dislessico.

E voi ve lo siete mai chiesto? Se non lo avete ancora fatto o se alla domanda non avete trovato le risposte giuste ecco un progetto di un giovane designer dislessico inglese, Sam Barclay, dal titolo appunto  “I wonder what it’s like to be dyslexic“ (Mi chiedo che cosa vuol dire essere dislessico). L’idea innovativa ha raggiunto in breve tempo il target di budget necessario alla realizzazione del libro. 

La gente di tutto il mondo lotta con la lettura per una serie di motivi, tra cui la dislessia, la mancanza di istruzione e una lingua sconosciuta, per citarne alcuni. Le persone con difficoltà di lettura sono spesso in grado di pensare in modi diverso dagli altri e, come risultato, sono capaci di vera grandezza, ma queste persone sono spesso incomprese e ingiustamente trattate di conseguenza.

E così Sam ha fatto una cosa molto originale: ha lanciato in rete il progetto di un libro (tramite il popolare sito di crowdfounding Kickstarter) che tramite la tipografia vuole sensibilizzare sulle difficoltà quotidiane di un dislessico.

Sam Barclay si è basato su approfonditi studi neurologici e test della percezione. Barclay ha impiegato un numero di effetti psicologici per offuscare deliberatamente il testo. Parole che vengono tagliate a metà, distanziate irregolarmente e modificate in modo che  rimangano leggibili, ma solo con grande sforzo da parte del lettore. Il lavoro di Barclay non vuole avere alcuna pretesa di veridicità scientifica ma vuole essere una sua interpetazione di come ci si sente a lottare con la lettura.

Il libro di Barclay si fonda sugli inganni visivi, spesso incontrati nei corsi di psicologia, come la Pregnanza e l’effetto Stroop. In realtà, Il giovane Sam è convinto che la sua capacità di progettare sia il risultato del suo modo di “guardare” il mondo in modo atipico.

È stato fatto un grande sforzo per fornire strumenti volti ad aiutare e migliorare la lettura dei dislessici, ma molto poco è stato fatto per dare a coloro che li circondano una comprensione di come ci si sente davvero a lottare contro le loro difficoltà di lettura.

Se coloro che li circondano – siano essi i loro insegnanti, genitori o compagni di studio – possono cominciare a capire come  si sente un dislessico quando è faccia a faccia con una pagina di testo, l’impatto positivo sulla loro autostima si farà sentire per il resto della loro vita.

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Libro. Diario di scuola, di Daniel Pennac.

Diario di scuola, l’ultimo libro di Daniel Pennac, lo scrittore francese noto al pubblico per il Ciclo di Malaussène e per il libro Come un romanzo, affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo “alunni“ si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli “sfaticati“, dei “fannulloni“, degli “scavezzacollo“, dei “cattivi soggetti“, insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex somaro lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d‘angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell‘istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei.
 
Racconta Pennac nel suo Diario di scuola: «Ero negato a scuola e non era mai stato altro che questo. Il tempo sarebbe passato, certo, e poi la crescita, certo, e i casi delle vita, certo, ma io avrei attraversato l‘esistenza senza giungere ad alcun risultato. Era ben più di una certezza, ero io. Di ciò alcuni bambini si convincono molto presto e se non trovano nessuno che li faccia ricredere, siccome non si può vivere senza passione, in mancanza di meglio sviluppano la passione del fallimento». Fin dal primo anno di scuola Daniel si è mostrato in seria difficoltà davanti all’apprendimento (un anno intero per imparare la prima lettera dell’alfabeto) e, col trascorrere del tempo, le cose non sono andate meglio. A quel punto i genitori, in particolare un padre molto spiritoso e solo apparentemente distratto, hanno scelto per lui il collegio. Ecco così da parte di Pennac un imprevedibile “elogio del collegio”: almeno la vita da interno impedisce “all’asino” la fatica di inventare doppie bugie, per i genitori e per gli insegnanti. Costringe allo studio in ore stabilite, permette una maggiore conoscenza tra insegnanti e studenti e poi può anche capitare di trovare qualche salvatore, qualcuno cioè che sappia dare quella fiducia e quegli impulsi capaci di fare emergere le qualità nascoste. E Daniel Pennac dichiara di dovere ad alcuni insegnanti la sua vita di persona riuscita e di insegnante. La laurea in lettere nel 1969 e poi l’insegnamento (il padre gli scriverà più o meno questo concetto: se ci è voluta una rivoluzione per farti prendere una laurea, per il dottorato ci vorrà almeno una terza guerra mondiale…) e migliaia di ragazzi, molti dei quali “asini”, passati davanti a lui e come dirà spesso “diventati”, cioè cresciuti e rivisti a volte dopo molti anni. Ma quanto è grande il dolore di chi non capisce? E come è difficile pensare: “non ci arriverò mai”! Pennac ci regala una vera lezione, ci fa capire come è possibile insegnare, ad esempio la grammatica, facendola capire anche a chi è un po’ più “lento” rispetto alla media degli studenti e rispetto alle esigenze del professore. C’è un’indicazione fondamentale per capire la differenza tra un “buon” professore e uno “cattivo”: è buono quello che riesce a calarsi davvero nella classe. E poi è necessario sfatare certe idee: il dettato, la valutazione, lo studio a memoria sono cose che possono essere valide o dannose a seconda di come vengono proposte. Seguono esempi molto efficaci di come certe tecniche d’insegnamento tradizionalmente odiate possono invece diventare divertenti e, soprattutto, utilissime. L’esperienza di professore Pennac l’aveva fatta nei primi anni con classi particolarmente difficili: classi differenziali che molti definivano soprattutto “delinquenziali” e la sua carriera ha visto anche sconfitte mai dimenticate. Il libro prosegue con piacevolissimi aneddoti che raccontano lo scrittore mentre sta scrivendo il libro, mentre ascolta alla radio dibattiti su un film visto, mentre pensa alla moglie, mentre dialoga con dei ragazzi sconvolti di ritrovare nei suoi libri le parolacce che usano quotidianamente, quando incontra un ragazzo con cui ha (sbagliando) un comportamento da adulto giudicante… Dopo tante critiche, viene tessuto l’elogio dei buoni insegnanti, l’elogio dell’istituzione denigrata che può essere per alcuni l’unica salvezza. Ma oggi i ragazzi sono gli stessi di qualche decennio fa? “Strappato alla società industriale nell’ultimo quarto del XIX secolo, fu consegnato cento anni dopo alla società di mercato che ne fece un bambino cliente”: è un consumatore, un cliente quello che oggi i professori si trovano davanti. Alcuni ragazzi dispongono del denaro dei genitori, altri si arrangiano. Spesso il professore non è preparato, non sa di avere davanti a sé un bambino cliente. Però lo può salvare “l’amore”, parola che non si dovrebbe usare ma che ha un potere magico. «La paura fu proprio la costante di tutta la mia carriera scolastica: il suo chiavistello… E quando divenni insegnante la mia priorità fu alleviare la paura dei miei allievi peggiori per far saltare quel chiavistello, affinché il sapere avesse una possibilità di passare». E mentre noi ci rigiriamo nei meandri della sociologia e della pedagogia Daniel Pennac grida forte la verità più grande: «Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?».

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Libro. Asino a chi non legge?

RICONOSCERE E GESTIRE I DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO.

Quante volte abbiamo sentito ripetere il proverbio “chi non legge la sua scrittura è un asino di natura”? Questo proverbio coglie a fondo un pregiudizio diffuso nei confronti di una persona dislessica che, siccome non legge bene o, addirittura, non legge ciò che scrive, allora è uno stupido. Questo libro, con un linguaggio semplice e alla portata di tutti, vuole sfatare tale pregiudizio guidando genitori, insegnanti e chiunque sia coinvolto o interessato a capire meglio la dislessia e, in genere, i disturbi specifici di apprendimento.

http://www.hoepli.it/libro/asino-chi-non-legge-riconoscere-e-gestire-i-disturbi-specifici-di-apprendimento/9788865183816.html

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Libro Edo non sa leggere.

Edo non sa leggere.

È dislessico …proprio come Einstein.
Edo è un bambino felice. Qualche tempo dopo l’inizio della scuola elementare diventa perplesso, timoroso, oggetto di derisione da parte dei compagni, di richiami da parte dei genitori e degli insegnanti. Che cosa è successo? Edo non lo sa… In questo libro si legge la storia, non vera ma verosimile, di un bambino dislessico, che attraversa diversi stati emotivi e riesce in modo un po’ magico e un po’ razionale a trovare la propria strada. Una storia scritta dal punto di vista del soggetto più prezioso, il bambino. Un libro che non vuole spiegare la dislessia, ma dare fiducia ai bambini dislessici. Dedicato ai bambini, ai genitori, agli insegnanti, ai logopedisti, ai foniatri…«È proprio come racconta la storia di Edo: spesso alla prima, seconda, terza elementare capita che bambini che non hanno mai manifestato problemi di alcun genere non riescano ad imparare a leggere come i loro compagni. Questa tegola, tuttora misconosciuta, è etichettata dagli esperti come disturbo specifico di apprendimento e può comprendere, oltre alla difficoltà di lettura (dislessia), anche difficoltà di scrittura (disortografia) e di calcolo (discalculia). Questi disturbi non hanno nulla a che vedere con forme analoghe che si hanno in soggetti con compromissioni sensoriali (vista e udito), intellettuali, motorie o relazionali… Il riconoscimento precoce di un consistente disturbo della lettura consente di intervenire subito correttamente ed adeguatamente… Roberta Moriondo ha preso una iniziativa encomiabile con questo opuscolo per diffondere la conoscenza della dislessia e comportarsi di conseguenza»
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Libro Bianco dislessia e diritti negati.

Prima e dopo la Legge

La Legge ora c’è, ma nel 2008, quando abbiamo pubblicato questo libro, ancora non c’era.

Se la Legge ora c’è, è grazie anche a questo Libro Bianco, preparato a tempo di record insieme all’Associazione  Italiana Dislessia per spiegare agli insegnanti, ai politici, all’opinione pubblica che la dislessia, se non compresa “può essere motivo di immensa sofferenza.

Libro bianco

Libro per genitori. Guida alla dislessia.

Guida alla dislessia per genitori.

Premessa
Quando andiamo in vacanza siamo abituati a scegliere le mete in base
a ciò che vogliamo visitare, al clima che vogliamo trovare; controlliamo
il tempo che ci sarà in quei giorni, prepariamo la valigia sapendo a che
cosa andremo incontro.
Ci sono alcuni viaggi in cui, però, non è tutto così facile da
programmare: pensi di avere la valigia pronta per andare al mare
ma, scendendo dall’aereo, ti accorgi che l’atterraggio è avvenuto
in montagna, fa freddo e tu non hai gli indumenti adeguati, devi
capire dove sei finito, come mai c’è stato un cambiamento di rotta,
devi fare in modo di avere tutto ciò che ti permetta di stare bene, di
sentirti accolto in questa meta imprevista ed alla fine, dopo un po’ di
scombussolamento, ti accorgi che la montagna offre molte attrattive.
non eri preparato perché pensavi di arrivare al mare, ma hai imparato
in poco tempo ad adattarti e hai sicuramente trovato molti aspetti
positivi anche in questa meta imprevista.
Questo accade anche nella vita reale: un giorno ti accorgi o ti dicono
che tuo figlio ha bisogno di aiuto. Prima pensi che sia pigro e lo
rimproveri perché non ha voglia di studiare, poi inizi a capire che c’è
qualcosa che non va. Cerchi di sapere dove andare, cosa fare, come
comportarti. A volte ti senti anche in colpa per non averlo capito.
Incontrerai persone che ti giudicheranno e non ti capiranno ma anche
persone che ti sapranno ascoltare, consigliare, accompagnare nei
momenti più difficili. Il viaggio all’interno dei capitoli di questa Guida è
stato pensato proprio a questo scopo: non lasciarvi da soli, infreddoliti,
a guardare uno scenario che non conoscete, in un luogo in cui non
sapete come muovervi.
Questa Guida vuole essere una valigia: aprendola troverete tutto ciò
che è importante sapere per affrontare con serenità e consapevolezza
il resto del percorso.
Per questo vi guideremo tra campanelli d’allarme, definizioni,
caratteristiche, strumenti, possibilità e nuove prospettive; vi aiuteremo
a comprendere cosa vuol dire apprendere quando hai un disturbo
dell’apprendimento, quali sono i punti di debolezza ma anche quali
sono i punti di forza di vostro figlio.
A poco a poco, nel corso di questo viaggio insieme, vi accorgerete
che sarà necessario “cambiare occhiali”: togliere quelli da sole ed
indossare quelli da sci. Dovrete munirvi dell’attrezzatura necessaria,
riflettendo sulle caratteristiche uniche e speciali di vostro figlio.
A quel punto fate in modo che possa potenziare le sue abilità, che
possa stare insieme ad altri ragazzi che come lui devono imparare a
sciare, chiedete all’istruttore flessibilità; distinguete sempre il compito
dall’obiettivo ed apprezzate quello che è, invece di arrabbiarvi per
quello che non è.
Se, vedendolo sciare, guardandolo dall’alto, non fate che notare i
suoi difetti, provate a guardarlo da un’altra prospettiva e divertitevi a
scoprire ed a valorizzare i suoi punti di forza.
Buona lettura!

Fonte: http://www.aiditalia.org/

guida alla dislessia

GuidaGenitoriAID

Libro Genialità intrinseche.

Genialità intrinseche. 

E’ il libro di Walter Carretta e Isabella Romualdi .

l volume, basato su una storia di vita vissuta, racconta la storia di Antonio, ragazzo di 35 anni, che dopo aver ripreso gli studi abbandonati in età adolescenziale, scopre grazie alla sua fidanzata logopedista di soffrire di un disturbo d’apprendimento: la dislessia. La dislessia è un disturbo a base neurobiologica che interessa l’ambito della lettura, in particolare delle sue componenti di correttezza, rapidità e comprensione, in assenza di deficit intellettivi, neurologici o sensoriali e in adeguate condizioni socio-culturali. La diagnosi di dislessia, possibile solo alla fine della seconda/inizio della terza elementare,è una diagnosi per esclusione che si basa sul criterio della discrepanza,cioè sul divario presente tra prestazione fornita in lettura e livello cognitivo del bambino. Il romanzo, ampiamente integrato con nozioni tecniche e specifiche, permette anche ad un lettore “profano” di approcciarsi al mondo della dislessia e capirne le sfaccettature e, perché no, i pregi di un disturbo che, se visto dalla giusta prospettiva, può diventare un valido alleato e risvegliare così una sorta di “genialità”.

http://www.ibs.it/code/9788866821199/carretta-walter/genialita-intrinseche.html